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Zeid, l’orgoglio indie che spaventa il Libano

Si chiama Zeid Hamdan. Va per i 36 anni. Musicista, cantante e producer. Ha raduto attorno a sé un bel collettivo che si chiama “Lebanese Underground”. Dentro ci sono il rapper Rgb e il cantante metal Dani Baladi. Tutti a Beirut. E’ l’altra faccia della capitale del Libano. Quella creativa. Idee forti e suoni ancora più forti. Zeid è stato il precursore. Folgorato dalla musica dei Doors e dei Beatles, quando studiava a Parigi, ha fondato una band i Soap Kills che piacevano assai alla fine degli anni novanta e fino alla metà della prima decade del nuovo secolo. Poi ha deciso di cantare da solo. Le cronache internazionali si sono accorte di lui, lo scorso luglio, quando è finito in carcere. Le autorità libanesi non hanno gradito “General Suleiman”, il titolo della canzone dice già tutto (Suleiman è il presidente del Libano). Le autorità si sono accorte di questo pezzo solo diciotto mesi dopo che era uscito. Zeid l’aveva scritto proprio quando il generale era passato da capo dell’esercito a capo dello stato. Brevissimo inciso: il video della canzone, molto bello, è stato realizzato dall’italiano Gigi Roccati. Il pezzo “General Suleiman” è un concentrato di musica occidentale ben miscelata, dove il reggae invita al ballo. Mentre il testo invita il generale a farsi da parte. “Go home”, cantano nel video girato tra le strade di Beirut. La detenzione di Zeid è durata appena un giorno grazie all’impegno degli attivisti dei diritti umani. E Zeid non si è fermato a quel pezzo. Ora ha radunato attorno a sé un gruppo di musicisti. Produce anche e lo fa bene. E’ quella che viene definita la scena underground del Libano. Ed è assolutamente interessante. Basta girare a Beirut per rendersene conto. C’è fermento e c’è creatività. E questa “Lebanese Underground” è l’orgoglio indie del Libano che spaventa il Libano stesso. “Non è certo facile esprimersi  tra censura e instabilità politica”. Ma Zeid e la sua “factory” sono comunque una ventata di aria fresca.  E ci voleva.