Checcoli, il cavaliere d’oro che sussurra ai cavalli
Un viaggio indietro nel tempo, fino a quel lunedì 19 ottobre 1964, quando Mauro Checcoli scavalcò l’ultimo ostacolo sul percorso olimpico dello stadio di Tokyo e conquistò una doppia medaglia d’oro: individuale e di squadra. La specialità era il percorso completo, una maratona equestre suddivisa in tre giorni (dressage, prova di campagna e salto ad ostacoli). Il viaggio, anzi la favola bella di quell’impresa, rivive nelle parole del protagonista, oggi 69enne, in una serata conviviale del Panathlon Bononia voluta dal presidente Nicoletta Gandolfi.
Checcoli, ripercorre gli anni dell’adolescenza, racconta di quando piccolo, mingherlino e con le gambe storte venne indicato come un cavaliere perfetto, quasi un moderno centauro capace di fondere insieme uomo e cavallo. Resuscita il clima di una Bologna che sembra perduta nel tempo, narra con toni caldi e partecipati la storia stessa dell’equitazione e le fortune della scuola italiana, con la sua marcata impronta militare.
Storie di uomini ma soprattutto di cavalli, i veri protagonisti al centro della scena. Come il purosangue irlandese Surbean, che regalò a Checcoli il doppio oro olimpico di Tokyo. Magnifico e ricco di suggestioni l’incontro fra il cavaliere e il cavallo, annunciato come un flagello dal carattere indomabile. Grazie ai consigli del preparatore Fabio Mangilli, un autentico innamorato dei purosangue, Checcoli riesce a entrare in sintonia con Surbean. Disarcionato più volte, rifiutato dal cavallo che gira la testa verso di lui prima di scrollarsi di dosso l’incomodo fardello, Checcoli decide di assecondarlo, di vivere giorno per giorno con lui, di circondarlo di carezze e di attenzioni.
Nella peparazione olimpica lunga quattro mesi ai Prati del Vivaro, a una quarantina di chilometri da Roma, sono più frequenti le passeggiate con un panino in borsa e il cavallo al fianco che gli allenamenti veri e propri. In quell’ intimità speciale, in quel clima rarefatto, senza auto intorno e accarezzati dal tocco morbido della natura e dal verde degli alberi, Mauro e Surbean diventano amici, formano poco a poco una coppia affiatatissima. L’uomo sussurra al cavallo e il cavallo all’uomo. Nasce così quella perfetta intesa che guiderà Checcoli e i suoi compagni di squadra al traguardo più prestigioso, l’oro olimpico. Una vittoria conquistata a soli 21 anni, un autentico record, il segno di un destino che si compie. E l’inizio di una vita dedicata allo sport e al cavallo, fra sfide vinte e perdute, fino all’ultimo assalto olimpico di Los Angeles 1984, quando Checcoli, 41 enne, sfiorò il podio. Un racconto fiabesco, che ispira pace e senso di compiutezza. Con un solo rimpianto: oggi Checcoli continua a sussurrare ai cavalli ma tra gli uomini dell’equitazione pochi sanno ascoltarlo.