La nuova politica si gioca sulla Via Emilia
I nuovi scenari della politica italiana torneranno a parlare con accento emiliano. Se è, ormai, chiaro che il bolognese Pierferdinando Casini, con il suo Partito della Nazione, guarda a sinistra, magari fagocitando l’ala dei cattolici del Pd che fa capo a Beppe Fioroni, o, addirittura, alleandosi con il partito di Bersani (altro emiliano), anche il Pdl guarda con attenzione alle Due Torri nel senso di un accordo del nuovo movimento con Luca di Montezemolo, che ha nel cuore anche Italia Futura, oltre alle Ferrari e ai tortellini.
Fantapolitica? Le grandi manovre sono appena cominciate e, da qui al 2013 (se non prima), se ne vedranno delle belle, con ancora possibili capovolgimenti di fronte. Ma, intanto, gli addetti ai lavori si stanno facendo qualche idea sulle possibili forze in campo nella Terza Repubblica. L’importante è fare presto, anche perché la posta in gioco è altissima: di fronte all’antipolitica imperante e al rischio che i grillini prendano il sopravvento, bisogna essere particolarmente innovativi, dimostrando di essere capaci di voltare definitivamente pagina.
Ecco, allora, che il leader dell’ormai ex Udc cerca di porsi come ago della bilancia del Centro, tentando di coinvolgere pure alcuni ministri tecnici del governo Monti. La risposta di Berlusconi e Alfano è stata immediata, rifacendosi allo spirito movimentista della discesa in campo del ’94, ma guardando anche al futuro. Già da mesi il Cavaliere studia la possibilità di andare oltre il Pdl, facendo tesoro delle previsioni e dei suggerimenti del deputato Giuseppe Moles, che è il braccio destro dell’ex ministro Antonio Martino, “tessera numero due” di Forza Italia, e che è attivissimo, assieme ad altri (me compreso), in questo tentativo di ridare slancio al Centro-destra. La nuova creatura sarà un partito all’americana che – con una mossa che ha già spiazzato altri partiti sotto i rovesci della tempesta in corso – non avrà finanziamenti pubblici. Non solo: cercherà di coinvolgere tutte le forze liberali e i cattolici moderati che si riconoscono nei cardinali Angelo Bagnasco e Camillo Ruini (altro emiliano). Insomma, una rivoluzione copernicana che si gioca sulla Via Emilia. A, questo punto, c’è da chiedersi: cosa farà, ora, Bersani?