Se torna lo Stato e si risveglia la nazione
E come si chiameranno i militanti del ‘Partito della nazione’ di Pier Ferdinando Casini? «Nazionalisti», per forza. Mentre Giuliano Ferrara sta cercando di convinvere Berlusconi a dar vita al più sobrio ‘Tutti per l’Italia’. Ci manca solo il ‘Partito della Patria’ e il ‘Movimento per lo Stato’. Ma, forse, è solo questione di tempo. Pare che anche Giulio Tremonti intenda dar vita a un movimento che restituisca dignità a una parola a lungo proscritta: lo Stato, appunto. Basta dunque con gli animali, le piante e i valori assoluti come la libertà: «In momenti come quello che stiamo vivendo è comprensibile che la scelta dei nomi si indirizzi verso parole rassicuranti e concetti unificanti», dice la linguista Valeria Della Valle. E cosa c’è di più rassicurante dell’omogeneità della nazione e della protezione dello Stato?
Dalla Finlandia all’Olanda, dalla Francia all’Ungheria, dal Belgio alla Romania, dalla Svezia all’Italia crescono i partiti di estrema destra e anche i meno estremi si aprono a parole d’ordine e concetti un tempo destinati alle minoranze più neglette. Un ex socialista come Giulio Tremonti e una reazionaria come Marine Le Pen concordano: il binomio destra-sinistra è superato, ora ci si divide tra chi vuole la globalizzazione e chi no, chi vuole tagliare le unghie alla finanza e chi no. E’ una crisi di rigetto. E’ il frutto di uno schema calato dall’alto a prescindere dai popoli e dalle pubbliche opinioni. E’ così che, un po’ come l’Italia unita, è nato l’Euro. Sì che persino un intellettuale di sinistra come il direttore di Limes Lucio Caracciolo oggi scrive frasi vagamente allusive. Cose tipo: «Le misure da adottare per restare nell’euro a condizioni tollerabili sono più o meno quelle che ci servirebbero per tornare alla lira». Si torna dunque a parlare di «sovranità». Quella «nazionale» in reazione a un’Europa senza Re né vera sovranità monetaria. In reazione a un modello di potere apparentemente perverso, dove la politica è governata dall’economia, l’economia dalla finanza, la finanza dall’interesse di pochi. Sì che per ogni fatto concreto — un barile di petrolio, ad esempio — si producono sui mercati una ventina di scambi finanziari virtuali, mentre ogni giorno le borse movimentano denaro pari a 10-12 volte il pil mondiale. «Economia drogata» è ormai un modo di dire entrato nel lessico comune. E nel Pdl come nel Pd montano le paranoie e allignano i sospetti. Abbiamo già ricordato come nel discorso di insedimento del ’94 Berlusconi si sentì in dovere (in dovere è l’espressione giusta) di rendere omaggio a Mario Monti e al suo «liberismo». Beh, oggi di Mario Monti un noto berlusconiano dice che «è uomo delle banche» e fu «presidente europeo della commissione Trilaterale». E il tono dice tutto. Per chiare il punto, cita Barry Goldwater, governatore statunitense già candidato alla presidenza: «La Trilaterale è un abile e coordinato sforzo per prendere il controllo e consolidare i quattro centri di potere: politico, monetario, intellettuale ed ecclesiastico grazie alla creazione di una potenza economica mondiale superiore ai governi politici degli stati coinvolti».
Tutto cambia, tutto ritorna.