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Da Scavolini a Ramagli c’è chi lavora bene lontano dai riflettori

CI SONO personaggi di cui non si parla mai abbastanza: ad esempio, Valter Scavolini. Di tante che ne ha passate nel basket, dove è il dirigente più longevo, questa è una delle sue stagioni più belle: riportare in alto Pesaro dopo averla vista precipitare all’inferno vale come uno scudetto. Con la saggezza che l’ha reso industriale di successo, è l’unico a tener la barra dritta in una città spesso in preda agli umori: non si deprime nelle difficoltà, né si esalta nei successi. E’ quello che più di tutti incarna l’idea di società, pur non parlando mai da sponsor o da patron, ma da innamorato vero. Adesso che si appresta a entrare nella casa della gloria per meriti legati non solo ai risultati, meriterebbe di trovare un partner giusto, perché di andare avanti da solo non ne ha voglia: conservare un uomo così per Pesaro ora vale più di un buon posto nei playoff.

CI SONO allenatori di cui si parla troppo poco: vedi alla voce Alessandro Ramagli. Che sia bravo lo dice il suo passato: a Biella, a Pesaro e anche a Reggio Emilia, dove se ne sono liberati un po’ sbrigativamente, ha lasciato un buon segno. Adesso, a confermare la sua qualità è il presente: salvare Teramo non sarà stato un miracolo, ma ci si avvicina abbastanza. Un tecnico andrebbe misurato con i risultati che ottiene in rapporto al talento della squadra che guida: con un organico ristretto dal deficit societario, Ramagli ha fatto centro, lanciando qualche giocatore (Polonara) e rilanciandone altri. E se il vero difetto è quello di non riuscire a farsi notare perché non cura abbastanza le pubbliche relazioni, meglio ancora: come tanti bravi allenatori, non ha tempo per parlare. Preferisce lavorare.
Si è parlato poco anche di Max Menetti, che riportando Reggio Emilia in serie A chiuderà un cerchio personale: c’era lui in panchina nel disgraziato anno dell’ultima retrocessione. Se allora non ebbe troppe colpe, stavolta qualche merito ce l’ha: si è ritrovato in plancia a sorpresa dopo l’addio estivo di Frates e ha fatto il suo dovere fino in fondo. Poteva già festeggiare la massima serie proprio domenica, ma il destino si è ricordato che il 22 aprile non sempre porta bene quando Reggio vince a Bologna: sei anni fa un certo McIntyre entrò nella leggenda con un 10 su 10 nelle triple in casa Virtus. E subito dopo, non confermato dall’attuale dirigenza, cambiò aria.
La frase della settimana. «Gasperini vede nell’angolo un compagno» (Franco Lauro, voce Raisport, a Forlì per tutta la partita vede in campo un giocatore che non c’è).