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Imprese, una mattanza

LA CRONACA Un altro, solo l’ultimo di una lunga serie, imprenditore sommerso dai debiti e dalle cartelle di Equitalia si e’ tolto la vita. E’ successo a Napoli stavolta. Ma la regione che conta più suicidi e’ il Veneto, quella con piu’ fallimenti la Lombardia.

I NUMERI Da inizio anno si e’ suicidato un imprenditore ogni 4 giorni (Cgia di Mestre). Nel primo trimestre 2012 sono stati 3.001 i fallimenti, quasi 33 ogni giorno, contro i 2.202 dello stesso periodo del 2009 (Cribis D&B).
LE RAGIONI A leggere i drammatici biglietti di addio o ad ascoltare le associazioni di categoria, tasse, mancanza di liquidità, contrazione del credito, debiti, burocrazia. 
I SETTORI PIÙ COLPITI Edilizio e manifatturiero.

L’AGGRAVANTE L’alto tasso di mortalità delle imprese non e’ stato seguito dalla nascita di nuove aziende (lettura)
LE RISPOSTE INADEGUATE Vittorio Grilli, viceministro dell’Economia, il 23 aprile: “Una grande debolezza e’ la piccola dimensione delle nostre imprese”. Quindi? Corrado Passera, ministro dello Sviluppo, 22 aprile: ”Oltre 100 miliardi in interventi tra infrastrutture, lavori, riforme fiscali a favore delle aziende che investono e ripagamento dello scaduto da parte della pubblica amministrazione”. Magari, ma da dove si comincia e soprattutto reperendo fondi da dove? 

E LE DOMANDE Quello dei fallimenti e dei suicidi degli imprenditori sta diventando una piaga sociale, un tributo di sangue pagato alla crisi. E’ o non e’, forse assieme alla disoccupazione, il peggiore dei problemi del nostro Paese? Come far ripartire la crescita delle nostre aziende? 

Twitter@marcellacocchi
Marcella.cocchi@quotidiano.net