Lo spruzzino col calcare e altre storie
Per come la intendo io, come sottofondo per questo post, ci vorrebbe Goodbay kiss dei Kasabian. Non che io sia una loro fan, ma la canzone mi piace. Perciò, se vi va, fatelo.
Questo weekend ho ultimato il trasloco dalla mia casa di Milano. Erano ormai mesi che fungeva solo da appoggio per me o miei congiunti. Non avendo dei diamanti nascosti sotto il letto, era impensabile continuare a mantenerla. Perciò, la drastica decisione. Pacchi pacchetti come se ne fanno tanti, valigie che sembrano bauli e articoli che si moltiplicano peggio che i Gremlins. Che momento triste.
La mia fortuna è avere avuto una spalla su cui piangere. L’ho inzuppata di lacrime. So che potrebbe essere solo un allontanamento di passaggio, ma io in quella casa non vedevo solo quattro mura (quattro, davvero, non una di più) un letto sfondato e uno spruzzino della doccia col calcare. Vedevo un progetto: l’ho scelta tra tante (già l’ho detto che la zona in cui ho abitato è una delle più belle di Milano), e l’ho riempita di pensieri e speranze. Ci ho dormito le notti di uno stage tra i più belli che potessi scegliere, ci ho mangiato le cene meno impegnative del mondo. Abbiamo mangiato Haagen Dazs spalmati sul letto. Ci hanno dormito Francesca, Alice, Valentina, Mattia, Marzia, Stefania. Ci abbiamo dormito noi.
E ho pensato che potesse essere ancora così, che quello fosse il primo step di un percorso più lungo. Non è stato così: e non esiste purtroppo o per fortuna. Non è andata così, punto e basta. Ma lasciarla, quello sì, mi ha stretto il cuore.
Una mia amica mi ha detto che certo, ora ci sarà una nuova casetta da riempire di futuro. In effetti solo qualche domenica fa ho realizzato che la casa è fatta di oggetti. Che la casa è soprattutto dove hai le persone che ami. Ma che è anche dove decidi di investire. Dove butti dentro a raffica proposte e giorni che ti auguri indimenticabili.
E allora mi sono messa tranquilla (abbastanza) e ho capito che una delle mie cinque gambe aveva perfettamente ragione: gli scatoli contengono pezzi di vita. Se li chiudiamo non è perché dimentichiamo, ma solo perché è venuta l’ora di voltare pagina.
Così sia.