Guardiola, il più grande anche nell’addio
Pep Guardiola si conferma il migliore anche nel momento dell’addio. ”Sono stanco, spremuto, scarico” ha detto ai suoi dirigenti e alla stampa, lasciando il Barcellona al suo vice Tito Vilanova . In quattro anni di lavoro ha vinto tredici trofei, ha costruito la squadra più forte del mondo, sbaragliando il campo contro ogni avversario. Oggi, con il Barca fuori dall’Europa, dopo la sfida con il Chlesea e la Liga spagnola nelle mani del nemico Mourinho, Guardiola decide di lasciare, anzi rende pubblica una stanchezza, un logorio che aveva già annunciato a dicembre ai vertici societari del club catalano.
Il Barcellona era una perfetta macchina da calcio ma serviva l’anima per guidarla, la volontà, la sete di vittoria. In quattro anni Guardiola ha assicurato tutto questo, oltre e un magistero tecnico di valore assoluto e a connotati umani che ne fanno un personaggio di grande spessore. Se le sue parole sono sincere, non c’è la spinta di un grande club (l’Inter in prima fila) dietro le dimissioni. C’è solo la volontà di staccare per qualche tempo da un mondo dorato che però ti assorbe ogni energia, ti risucchia l’entusiasmo e lo slancio vitale. Oggi l’uomo Guardiola si sente stanco, sa di non poter comunicare più quell’entusiasmo e quella fame di vittoria che hanno fatto grande il Barcellona. E allora fa un passo indietro, chiude la sua lunga era blaugrana che è già leggenda del calcio.
Speriamo di ritrovarlo presto il Grande Pep, magari nel campionato italiano. Con le sue qualità umane, con il suo spirito di guerriero che sa rispettare l’avversario. Può fare solo bene al nostro pallone troppo abituato alle risse da cortile.