Quegli occhi che vedono il respiro del mondo
SCRIVEVA Robert Capa: «Le foto non sono abbastanza buone, quando non sono
abbastanza vicine». Leale fino in fondo alla sua filosofia, morì dilaniato da una mina nel 1954.
Era in Indocina, a Thai-Binh. La sua regola vale anche ora, nel tempo delle immagini dilaganti, dei video lanciati su You Tube dai cittadini-giornalisti per documentare verità nascoste dai regimi, orrori, calamità e gioie ingenue. L’immagine di Alex Majoli che pubblichiamo è stata scattata al Cairo in piazza Tahrir il 10 febbraio 2011 e ha vinto il primo premio della categoria “General News 2012” della World Press Photo, un’organizzazione non governativa di Amsterdam che promuove nel mondo la fotografia che aderisce agli avvenimenti e li porta sotto gli occhi dell’opinione pubblica.
Alex è entrato nel 2001 nell’agenzia “Magnum” che fu fondata da Robert Capa.
Quel 10 febbraio Mubarak si presentò in televisione. Il suo annuncio tradì le attese della folla che si era radunata in piazza Tahrir, la spianata del Cairo che è stata culla e simbolo della rivolta contro il Rais. Tutti erano pronti a festeggiare l’annuncio che aspettavano dal 25 gennaio, il suo addio al bastone del comando che impugnava saldamente da quasi 30 anni. Dopo 17 giorni di manifestazioni e di morti il Faraone disse invece al suo popolo che restava al suo posto, salvo ricredersi il giorno dopo.
Majoli era lì in mezzo alla folla che schiumava rabbia. Guardate i volti quasi sfigurati
dall’ira, i pugni rinserrati che erano pronti a distendere l’indice e il medio nella V della vittoria. L’occhio del fotografo temprato dalla lunga frequentazione delle convulsioni del mondo regala sempre qualcosa in più.
Questa istantanea è la migliore smentita di quello che scrisse la scettica e
un po’ malinconica Isabel Allende: «Le foto ingannano il tempo,immobilizzandolo in un pezzo di cartone dove l’anima rimane supina».
