Blog Quotidiano.net

Blog Quotidiano.net

I blog degli autori di Quotidiano.net, il Resto del Carlino, La Nazione ed Il Giorno online

di

Sto andando a Washington

VA BENE, il titolo è quasi una truffa, un modo per ricordare ancora Lucio Dalla prendendo al volo il pretesto offerto dal Washington Examiner. Ovvero il giornale su cui qualche tempo fa ho trovato una lunga, doppia intervista ai nostri due ct, Mauro Berruto e Massimo Barbolini. Il titolo mi aveva incuriosito: “Il volley italiano lacerato dai successi ormai datati della squadra maschile”. Non so a voi, ma a me interessa vedere come gente lontanissima vede le nostre cose. Magari si possono scoprire, grazie a punti di vista alternativi, lati inediti di noi stessi. Quindi ho letto avidamente.

DICE l’articolo del Washington Examiner, tra le altre cose: “a volte una tradizione vincente può essere un peso, a volte è una fonte di ispirazione. Le squadre di pallavolo dell’Italia sono un buon esempio. La squadra maschile sta lottando sotto il peso di un leggendario passato, mentre le donne sono sbocciate senza quel fardello“. E ancora: “La squadra maschile dagli anni novanta è stata considerata come una delle più grandi di sempre, e continua a pesare sui giocatori di oggi”. Una? E’ stata eletta dalla Federazione mondiale ‘La’ squadra del secolo. Singolare, quindi unica. Ma andiamo avanti.

Non ricordavo il Washington Examiner come una bibbia della pallavolo e un motivo ci sarà. Comunque a Berruto attribuisce, tra le altre dichiarazioni, questa: “Siamo orgogliosi di quella storia e la rispettiamo molto. Ma sappiamo che non ci aiuta. Non possiamo perdere il nostro approccio umile perché questi giocatori non sono Gardini, Giani o Bernardi e io non sono Velasco. Vogliamo essere noi stessi e non vivere all’ombra dei giganti“. E direi che conoscendo Berruto, ci sta.

Come ci sta che la stampa americana si sia lasciata sedurre dal personaggio del nostro ct, in un paese dove il termine ‘Meltin’ pot’ significa qualcosa da un po’ più di tempo che da noi. Del nostro ct viene raccontato che “a 43 anni ha lavorato in Grecia e in Finlandia, ha studiato filosofia e si è recato in Madagascar per lavorare su un progetto incentrato sulle tradizioni e usanze locali: “Una squadra dovrebbe assomigliare al suo allenatore. Io non sono un ex campione, non sono un ex atleta di alto livello, sono stato davvero un atleta scarso. Ma lavorando e viaggiando, passo dopo passo ho trovato la mia strada, e sono estremamente felice di avere l’occasione di dare la mia impronta alla squadra e alla pallavolo italiana”. Della nostra nazionale viene raccontata anche la sua anima multietnica, della quale Berruto è orgoglioso come ha più volte raccontato anche a noi italiani:  “Siamo la foto di un paese che sta cambiando, che può avere alcuni problemi, che lotta ma non smette di sognare. Stiamo lavorando duramente per tornare tra i primi, noi consideriamo le differenze come un tesoro. Non è il momento più semplice della nostra storia e ci auguriamo di portare questo nuovo approccio alle cose: multiculturale e giovane, essere umili con grandi sogni“.

Chi proprio non fa i conti con un passato comunque glorioso (perché in fondo, vorrei dire all’Examiner, un mondiale l’abbiamo vinto anche con le ragazze, più altre cosette in giro…) è Massimo Barbolini: “Avere una grande storia non è un problema. Questa squadra può fare la propria, di storia. Abbiamo già ottenuto molto, ora vogliamo fare un passo in più e prendere una medaglia a Londra“. Washington Examiner permettendo, si capisce :-)