Aiuto!
LACRIME agli occhi, ma senza piangere. La dignità non lo permette, nonostante le fatiche di una vita siano state spazzate via dal terremoto. «Aiutateci, da soli non ce la faremo» invocano dai paesi e dalle aziende. I 50 milioni stanziati dal governo Monti per la prima emergenza sembrano del tutto insufficienti se non ridicoli, il rinvio (non l’annullamento?) dell’Imu è doveroso ma insufficiente a fronteggiare la stima di un miliardo di danni e duemila aziende artigiane costrette a fermarsi. Serve di più, molto di più.
IL TRIANGOLO Cento-Finale Emilia-Sant’Agostino, il cuore metalmeccanico del nord-est dell’Emilia ha subito l’infarto e rischia il peggio: capannoni giù, attrezzature perdute, investimenti finiti in macerie. «Abbiamo messo a casa i nostri cento dipendenti, che altro possiamo fare» dice sconsolata la titolare della meccanica Baraldi di Bondeno. Fatica a contenere l’emozione, il suo viso racconta la sofferenza, le sue parole spiegano una vita da onesto cittadino che paga regolarmente le tasse, reinveste i guadagni, lavora con i dipendenti. «Siamo per lo Stato contribuenti fedeli, ora abbiamo bisogno del suo aiuto: senza interventi non ci rimetteremo in piedi». Riuscirà la mano austera del premier Monti a liberarsi dall’assedio del rigore merkeliano dei conti e a dare una risposta anche al tormento di migliaia di imprenditori e all’incubo di 15mila potenziali disoccupati?
NEL RAGGIO di pochi chilometri mille storie, decine le aziende piccole o minuscole cadute in ginocchio: alla centese Ghisellini, 10 assunti, un paio di decenni di lavoro, di debiti e mutui appena finiti di pagare, i capannoni sono stati spazzati via. Dell’azienda Gia non è rimasto in piedi nulla. La «Bysgr.com», anche lei 10 dipendenti, personalizzava l’abbigliamento sportivo fino alle 4,03 di domenica scorsa. Lo stabilimento di Finale Emilia della Panariagroup, la «multinazionale tascabile» quotata in Borsa, ha subito danni gravissimi. E poi le imprese agricole, coi fienili crollati su trattori e attrezzi. Già lunedì mattina, solo poco dopo lo choc, i fratelli Magri avevano iniziato a impilare mattone su mattone, pezzetto su pezzetto del casolare della loro azienda devastata dal sisma: «Ci siamo rimboccati le maniche, noi siamo stati abbastanza fortunati». Un esempio, come molti altri.
MA ACCANTO al desiderio di ricostruzione che testimonia il civismo e l’operosità emiliana, tra gli imprenditori monta anche la rabbia. Sale la protesta, alimentata dall’esasperazione, per la tempestività degli interventi
su chiese e monumenti, contrapposta al senso di abbandono vissuto dall’impresa. Cresce la disillusione sullo Stato in una terra che ha grande senso dello Stato. «Aiutateci» è l’appello che risuona ovunque. «Aiutiamoli» è la risposta ancora inadeguata. Ma adesso lascia ben sperare l’assicurazione del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: non dimenticheremo sofferenze e problemi, nessuno sarà abbandonato.
http://multimedia.quotidiano.net/?tipo=photo&media=36497
http://www.flickr.com/photos/76474729@N02/7276093106/in/photostream/