Calcioscommesse, Abete applichi la linea dura o lasci
23 marzo 1980: le volanti della Polizia entrano negli stadi per arrestare giocatori coinvolti nel primo scandalo del calcioscommesse.
28 maggio 2012: un’auto della Polizia arriva a Coverciano nel ritiro della nazionale per perquisire Criscito e notificargli un avviso di garanzia per il Calciscommesse, mentre 19 giocatori finiscono in manette
Sono passati 32 anni e lo sport più popolare d’Italia non sa uscire dal fango, resta schiacciato dall’ombra lunga degli illeciti, delle partite truccate, dei giri di denaro sporco intorno al mondo del pallone. Ma se nell’80 il calcioscommesse era roba ”de noantri”, dei maneggioni Trinca e Cruciani, oggi i calciatori coinvolti fanno parte di una raffinata organizzazione internazionale che coinvolge Singapore, i Balcani, l’Ungheria e la Svizzera, una mano nera che si allunga sui campionati di A, B e Lega Pro. E il giro di denaro è quantificabile in milioni di euro.
Aldilà della risonanza dei nomi (gli ultimi arresti sono l’ex azzurro Mauri e l’ex capitano del Genoa Milanetto, mentre sono indagati Conte e Mezzaroma), resta la sensazione che sia troppo facile per la criminalità organizzata infiltrarsi nel nostro calcio, contattare giocatori, tecnici e dirigenti, alterare risultati con il ricatto o la promessa di proventi economici per i personaggi coinvolti.
Nel 1980, dopo l’esplosione del primo Calcioscommesse il presidente federale Artemio Franchi (allora anche vicepresidente Uefa) si dimise dall’incarico. Fu un gesto di alto valore simbolico a pochi mesi dai campionati europei che si sarebbero disputati proprio in Italia. Oggi il nostro calcio deve dare un segnale forte e inequivocabile che parta proprio dal vertice. Il presidente Abete sa che il sistema ha bisogno di un governo solido, autorevole e capace di stroncare la piaga del calcioscommesse con durezza, ricorrendo a provvedimenti estremi come la radiazione per i rei comprovati. Se il presidente è pronto alla più dura battaglia del suo mandato, resti. Altrimenti passi la mano a un commissario. Per il bene del calcio.