Dalle Ande al monte Fuji
Dalle Ande al monte Fuji, la passione per il volley copre tutto il pianeta. Partendo o passando per l’Italia. Nel giorno in cui Verona assegna a Bruno Bagnoli un ruolo alla Ferguson, da direttore sportivo e allenatore nello stesso momento (cosa che dimostra la grande fiducia che Bagnoli jr si è conquistato da parte della società scaligera), due notizie si occupano di spiegare le truppe del risiko della pallavolo sul planisfero, sempre che esistano ancora in tempi così digitali.
La prima riguarda uno degli allenatori a mio avviso più promettenti del nostro volley, Paolo Montagnani. In questi giorni sta gestendo il gruppo azzurro al lavoro al Centro Pavesi di Milano, perché fa parte anche dello staff di Mauro Berruto, insieme con Andrea Brogioni e Andrea Giani. Ma oggi ha annunciato che lascerà Padova per andare ad allenare in Giappone. Una scelta totale, davvero di vita e di…paternità: «Comincia quindi per me e la mia famiglia una grande avventura in un nuovo Paese. Mi aspetto di fare una grande esperienza di vita e di volley. So che all’inizio sarà complicato, ma questo nuovo e importante incarico mi dà grandi motivazioni. Mio figlio (la moglie Silvia è in dolce attesa, ndr) nascerà in Giappone, e questo dice tutto su come vogliamo vivere questa esperienza al 100%». Montagnani aggiunge che il suo nuovo contratto è «abbastanza lungo» e saluta in giapponese, «dewa mata». Del nome del club che andrà ad allenare non v’è traccia nell’annuncio dato da Pallavolo Padova, ma in fondo non fa molta differenza, conta di più la scelta originale dell’ennesimo italiano con la valigia. In Giappone, vado a memoria, andò a giocare Gianluca Nuzzo qualche anno fa, ci andrà Omrcen che ha appena salutato la Lube Macerata da campione: e come racconta Eleonora Cozzari nell’ultimo numero del mensile Supervolley, il croato prima di essere ingaggiato ha dovuto sottostare all’esame dei suoi tatuaggi, perché in Giappone quello è uno dei marchi distintivi della Yakuza, la mafia. E quindi il club non ha voluto correre il rischio di ingaggiare un campione che portasse sul corpo qualche simbolo sgradito, anche a sua insaputa, come va di moda dire oggi.
Ormcen è anche il link, sempre per usare termini moderni, all’altra storia esotica di oggi, che riguarda la Lube Macerata: da Machu Picchu, in Perù, il tifoso biancorosso ma di origini ferraresi Ivano, nei giorni scorsi ha anche inviato tramite e-mail una foto con lo splendido sito archeologico inca che fa da sfondo al suo “prezioso” zainetto da viaggio ufficiale della squadra: «Ho seguito la Lube Banca Marche dal Perù soprattutto attraverso moglie e mio figlio, che lo scorso 22 aprile erano presenti al V-Day di Assago – racconta Ivano _ Allo scoppio di gioia per la vittoria finale al tie-break, sono andato a festeggiare a Machu Picchu». Sempre più in alto, avrebbe detto Mike Bongiorno