La bella Emilia
I profumi. Di cibo, cibo buono. Profumi di cibo che ti avvolgono, il ragù che cuoce, cuoce lentamente.
I colori dei mattoni, il giallo caldo dell’intonaco, le luci soffuse.
Il rumore dei passi sotto ai portici, inconfondibile nella mia mente che mi riporta indietro di 20 anni.
Ho vissuto gli anni della gioventù, del divertimento e dello studio a Bologna. E da lì spesso, grazie ad amici del posto, mi capitava di girare per quei bellissimi paesi dell’Emilia che d’impatto sembrano tutti uguali, ma che poi non lo sono.
Da più di 200 chilometri di distanza vivo queste giornate con il pensiero alle belle persone di quella terra. Questa mattina alla radio sentivo un ragazzo che diceva che nell’orrore della situazione e nella tristezza infinita per le vittime, l’aspetto positivo è la condivisione, la possibilità di recuperare la capacità di saper stare insieme. Il ragazzo diceva “chiusi nelle proprie case ci dimentichiamo dell’altro, questa notte abbiamo dormito tutti nelle tende vicine e ci siamo sentiti sicuri perché protetti dalla comunità”. Se qualcuno in giorni tremendi come questi riesce a mettere in evidenza questo aspetto delle disgrazie è una persona che ce la farà, che ne uscirà a testa alta e so che la maggior parte di quelle persone sono come questo ragazzo.
La mente va là, personalmente torna anche indietro di un bel po’ di anni quando la scoperta di un modo di vivere diverso da quello a cui ero abituata mi sembrava così bello.
Mi è venuta voglia di tornarci in quei posti, di tornare a sentire quel profumo di pianura, di notti estive caldissime e afose, del sole che sta solo nel cielo così diverso dal sole che spunta dalle montagne delle mie parti. Mi è venuta voglia di mangiare le cose che mangiavo quando stavo lì, di sentire quella bella cadenza nel parlare. Mi è venuta voglia di fare qualcosa per chi in questo momento ha paura. Perché la paura è la cosa peggiore che possa esistere