Terremoto Emilia/ Il coraggio dell’allevatore: “Difenderò con i denti i miei animali”
BONDENO (Ferrara) PER UNA casetta con il ‘cappotto’ di coibentazione e i pannelli solari gli hanno presentato un preventivo da 230 mila euro. «È roba da non dormire alla notte», allarga le braccia Angelo Grazzi, 48 anni, titolare di una stalla da 140 mucche di razza frisona italiana, 50 delle quali producono fra sette e otto quintali di latte a settimana. La vecchia casa, che abita con la madre di 74 anni, 400 metri quadrati, è stata dichiarata inagibile venerdì. I vigili del fuoco l’hanno circondata con il fatidico nastro bianco e rosso. Angelo la guardava con sospetto dal 20 maggio, il giorno della prima scossa, quella delle 4 e 03 minuti. «Da quel giorno ci andiamo solo per i pochi attimi necessari a cucinare e andare al bagno».
Per sua fortuna il 23 maggio un camion gli ha portato la roulotte mandata da Giorgio Zamboni, un «amico di Vicenza, l’uomo che tutte le estati viene a tagliarmi il mais e a ridurlo in cubetti, 4800 quintali che poi assicurano il cibo alle vacche per tutto l’inverno». Nella stessa giornata, alle 19, si è fatto vivo anche Andrea Breveglieri, direttore generale della Granlatte, la holding del gruppo Granarolo che compra il latte delle sue mucche. Il manager ha telefonato ai clienti della zona per accertare le loro esigenze. Dopo il colloquio la Protezione Civile ha portato un container bianco, due stanze e due bagni. «Sono arrivati scortati dai vigili urbani», ricorda Angelo. Sembra ancora incredulo. L’ispezione dell’interno lo ha lasciato basito. Gli scaldabagni erano crollati sul pavimento. L’impianto elettrico è da rifare. Una delle due camere ha un grosso foro in una parete. Ci sarà da spendere quattrini per sistermarlo.
ANGELO Grazzi ha avuto un’offerta anche dal Comune. Gli ha fatto sapere che
potrebbe sistemare sia lui sia l’anziana madre. L’allevatore scrolla la testa con vigore: «Alla notte chi ci sta qui? Se me ne vado, alla mattina non trovo più nemmeno le catene delle bestie. Non sono uno che chiude il lucchetto e può andarsene. Tutto il mio capitale è fuori casa e c’è gente in
giro che rischia di farsi ammazzare per 50 euro. Ho il porto d’armi e la pistola. Io la mia roba la difendo».
IL SUO LAVORANTE indiano, Yakmoah Singh, 26 anni, se n’è andato, dopo 7
anni. Non è facile trovare un sostituto. «La nostra – spiega Angelo – è una vita di sacrificio. Per un guadagno di circa 20 mila euro all’anno lavoro 13 ore al giorno. Mi alzo alle 4 e 30. Lo faccio da 33 anni. Ho imparato a mettere il termometro e a fare le punture ai miei animali. Alla fine la mia
passione per le bestie è diventata una specie di vocazione». L’inverno che pare ancora lontano per Angelo è invece terribilmente vicino: «Quando caleranno le nebbie e verrà il gelo non possiamo restare nella roulotte o nel container». Nell’incertezza si arrovella: «Un mutuo da 230 mila euro non posso sostenerlo. Se lo stato me ne desse 100 mila, sarebbe diverso…».
L’unica fortuna è che le sue frisone italiane sembrano essersi riprese dallo
choc del sisma: «Hanno prodotto un quintale di meno per sette – otto giorni. Ora mi pare che siamo tornati nella norma». Un allevatore suo vicino, Giulio Marini, 44 anni, tre figli, è più
preoccupato. Le sue mucche non si sono riprese: «Sentono le scosse di assestamento. Nei primi giorni abbiamo perso il 20 per cento della produzione. Adesso siamo scesi al 15 per cento. Le vedo ancora stressate. Dormono e mangiano poco». La belva che sta sottoterra le terrorizza: «Se si
sdraiano, le scosse le sentono una per una, per questa ragione tendono a coricarsi di meno». Si respira un’aria da piccolo mondo antico a rischio di estinzione. «Il mio lavoratore indiano – sorride Marini – mi dice sempre che il 2012 è maledetto e che non c’è nel calendario. Ma io non gli credo, come non credo nell’oroscopo».