Bell’Italia, la rivincita di Prandelli (e Di Natale)
Per prima cosa, diamo a Cesare quel che è di Cesare. E diciamo subito che, soltanto uno bravo e saggio come lui, sarebbe stato capace di debuttare in modo così brillante all’Europeo, pur avendo potuto disputare soltanto 3 amichevoli in 8 mesi, grazie alla disorganizzazione della Lega e all’ignavia della Federazione. Stiano sicuri, Beretta e Abete: glielo ricorderemo sino a quando non si schioderanno dalle loro poltrone.
L’altro eroe è Antonio Di Natale, 35 anni, capitano della grande Udinese, 232 gol in carriera: l’ultimo, bellissimo, segnato a Danzica per regolare i conti in sospeso da quattro anni con la Spagna, da quando Totò sbagliò il rigore che consentì alle Furie Rosse di eliminare l’Italia di Donadoni nei quarti dell’Euro 2008 che avrebbero vinto.
Alla faccia dei gufi, degli avvoltoi e degli sputasentenze della vigilia (“De Rossi non potrà mai giocare bene come centrale difensivo”; “Non si può cambiare modulo prima del debutto”; “Prandelli non ha le idee chiare”; “Gli spagnoli ci faranno a pezzi”)), la partita inaugurale è stata degna di una grande Nazionale. Il ct l’aveva detto alla vigilia: durante i due anni che ci hanno portato alla qualificazione, la squadra ha lavorato molto bene, tant’è vero che si è qualificata vincendo a mani basse il girone e vantando la miglior difesa di tutte le eliminatorie. Non mi tradirà sul più bello.
Il pareggio con la Spagna, che sarebbe potuto essere una vittoria per gli azzuri come per i campioni d’Europa e del mondo, è ricco di molte cose buone e lascia ben sperare su un Europeo all’altezza dei nostri sogni.
Il 3-5-2 ha funzionato, De Rossi è stato superlativo in ogni chiusura e ha richiamato alla memoria il monumentale Cannavaro del mondiale tedesco; Chiellini è tornato e la differenza rispetto all’amichevole persa con i russi si è vista subito, anche perchè Bonucci ha tratto immediato giovamento dalla presenza del compagno. Buffon alla fine è risultato decisivo, degno della sua fama di miglior portiere del mondo.
E ancora: Cassano è stato brillante sino a quando è rimasto in campo, poichè la sua autonomia non può essere di 90 minuti , mentre lungo le fasce la spinta di Maggio e Giaccherini è stata costante. Il secondo, in particolare, al debutto assoluto in Nazionale e in un’occasione tanto importante, ha denunciato una disarmante disinvoltura. E’ calato alla distanza nella ripresa, quando l’ingresso di Jesus Navas l’ha fatto penare, ma il suo esordio non può che dirsi positivo. Come quello di una Grande Italia, l’Italia che vogliamo così: combattiva, determinata, irriducibile.
La Spagna, che Del Bosque ha voluto inizialmente acefala in attacco, senza il bomber di riferimento e con Fabregas travestito da attaccante, ha provato ad eseguire lo spartito che esegue meglio: passaggi continui a centrocampo, lanci in profondità di Xavi e Iniesta a cercare David Silva. Ma, a mettere in difficoltà nel primo tempo i campioni d’Europa e del mondo è stata l’ottima condizione atletica degli azzurri. Ed è un peccato che Balotelli abbia steccato quando, all’inizio della ripresa, si è trovato a tu per tu con Casillas, perdendo l’attimo decisivo.
In precedenza, prima dell’intervallo, il colpo di testa di Thiago Motta su cross di Maggio era stato respinto benissimo dal capitano spagnolo.
Prandelli ha fatto bene a togliere Balotelli inserendo Di Natale così come Giovinco è stato il sostituto ideale di Cassano.
La partita è stata avvincente sino all’ultimo minuto: grazie a Fabregas ( e a David Silva: assist di gran classe), gli spagnoli ci hanno messo solo tre minuti per pareggiare il bellissimo gol del capitano dell’Udinese su tocco di Pirlo. Nel finale, il divino palleggio degli uomini di Del Bosque ha rischiato di fregarci, ma Torres ci ha graziato. L’Italia ha tenuto sino alla fine. Un pareggio d’oro. E il bello deve ancora venire.
Xavier Jacobelli