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La nascita del volley in carrozzina

L’associazione Willy The King Group e i Mauro’s Boys organizzano da due anni, in provincia di Bologna, una rassegna chiamata Happy Hand che ha un grande pregio: riesce a permettere ai cosiddetti ‘normodotati’ di competere alla pari con i diversamente abili. In tre giornate di gioco, tremila persone sono state coinvolte come protagonisti o spettatori nei diversi tornei, con la fiorettista e prossima tedofora azzurra alle Paralimpiadi, Bebe Vio, che si è cimentata anche nell’arrampicata, nel tiro con l’arco e anche nel sitting volley. Al quale l’anno scorso hanno partecipato anche Luca Cantagalli e Franco Bertoli, con quest’ultimo presente anche quest’anno. Chi volesse saperne di più, può trovare notizie e fotogallery sul nostro portale, qui http://multimedia.quotidiano.net/?tipo=photo&media=37162

IL MOTIVO per cui vi parlo di Happy Hand in questo spazio riguarda proprio il sitting volley. O meglio, il volley in carrozzina, che credo non esistesse fino a qualche giorno fa. Del sitting volley vi ho parlato già in diversi post, ma il coinvolgimento durante Happy Hand di persone con disabilità per certi versi ancora inesplorate nel mondo dello sport ha fatto aguzzare l’ingegno. E ha portato alla nascita di questa disciplina nuova (almeno per me), come mi spiega l’amico e collega Lorenzo Sani, presidente dell’associazione: “per i traumatizzati spinali il sitting è quasi impossibile, la variante in carrozzina, invece, è praticabilissima. A Happy Hand abbiamo utilizzato le carrozzine del basket e vanno benissimo. Abbiamo improvvisato regole, dimensioni del campo e numero di giocatori per squadra, ma i nostri amici si sono divertiti”. E le foto lo dimostrano.