Cos’altro deve accadere?
La paura e la speranza hanno battuto la rabbia. I greci hanno scelto di stare in Europa, rispettando — almeno a parole — impegni al limite ammorbiditi. Ai mercati non è bastato. Alla dura signora Merkel neanche: il cancelliere tedesco, a neanche 24 ore dal voto di Atene, ha dismesso la maschera più accondiscendente della prima e ha rimesso quella più feroce. E, a raffica, ha ricominciato a dire di no a tutto. In compenso, da un po’ di tempo a questa parte si assiste a un profluvio di belle intenzioni di grandi unanimità sulla necessità di creare o un’unione bancaria, o un’unione politica o, addirittura, gli Stati Uniti d’Europa. Obiettivi sacrosanti che, però, per essere realizzati hanno bisogno di tempo. Molto, nella peggiore delle ipotesi. Salvo che il tempo è scaduto da quel dì. Tempo perso a tracciare grandi e lontani scenari anziché chiamare i pompieri mentre la casa brucia. Cos’altro deve accadere?
ps: sono stato assente, ma non disattento. Aspettavo il voto greco per poter dire qualcosa di nuovo. Attesa vana, pare. Molte che era auspicabile accadessero non sono avvenute. Altre, di cui avremmo fatto a meno, sono diventate realtà.
Una nota positiva: assistere agli europei che aspettano i risultati delle elezioni in Grecia come se attendessero le elezioni di un sindaco o di un consigliere del loro quartiere, spiega quanto sia piccolo il mondo. Lo capissero anche i politici.