Addio Ue, il referendum di Cameron
Roma, 1 luglio 2012 – Avviso agli inglesi: preparatevi a uscire dall’Unione europea. O a entrarvi definitivamente senza se e senza ma. A 48 ore di distanza dalla conclusione del vertice di Bruxelles che ha alzato lo scudo salva euro e incardinato l’eurozona sulla strada dell’integrazione politica federale, il primo ministro britannico David Cameron avverte che, prima o poi, i sudditi di Sua Maestà potrebbero essere chiamati a dire la loro con un referendum sulla permanenza nell’Unione europea seppure “solo quando i tempi saranno maturi”.
Cameron lo scrive in un articolo che sarà pubblicato oggi (domenica 1 luglio) sul Sunday Telegraph, quotidiano schierato con l’euroscettico partito conservatore del quale Cameron è leader. E’ la prima clamorosa reazione al risultato del vertice di Bruxelles. Cameron chiede una «scelta autentica» anche se, a suo parere, la maggioranza degli inglesi non vuole restare tra i Ventisette.
Quel che conta, però, è la motivazione. Scrive Cameron: «di fronte ad un Unione europea in evoluzione, Londra deve far sentire il suo peso: Ci dobbiamo aspettare altro, ulteriori mosse, probabilmente altri trattati, dove dobbiamo portare avanti i nostri interessi, salvaguardando il mercato unico, restando fuori da un’Europa federale».
E suggerisce «che però ora conviene essere strategicamente e tatticamente pazienti». E’ la miglior prova che il vertice di Bruxelles, dominato dall’asse tra il premier italiano, Mario Monti{{/WIKILINK}, e dal presidente francese Francois Hollande, rappresenti una svolta vera da condizionare la politica anglosassone: dalla Gran Bretagna agli Usa.
Sembra, a parti rovesciate, il secondo tempo della partita tra Gran Bretagna e resto d’Europa. Il primo tempo lo giocò Tony Blair, premier laburista, ai tempi di Maastricht e dei preparativi per entrare nell’euro.
La Gran Bretagna — come anche la Danimarca, — non è obbligata a entrare nell’euro anche se fa parte della Ue. Uno status speciale che si è riservata e gli è stata accordata fin dalla fondazione. Solo un referendum, una esplicita richiesta popolare di abbandonare la sterlina potrebbe costringere a una svolta rivoluzionaria.
Ma il problema non si è mai posto, anche se Blair, dal punto di vista strettamente personale, si è pronunciato più volte a favore della moneta comune. Ora Cameron, a parti rovesciate, ritiene che la maggioranza degli inglesi vorrebbe restare nei 27, ma un referendum potrebbe stabilire definitivamente che la via d’uscita sia da preferire.
I rapporti tra Gran Bretagna ed Europa non sono mai stati semplici: è il paese dove opera la più grande piazza finanziaria del Vecchio Continente — la City — , ma è fuori dall’euro. I legami — e la dottrina — con gli Stati Uniti d’America sono storia.
Ma ciò non toglie che la Gran Bretagna sia un socio fondatore con pieno diritto dell’Ue e protagonista della storia del Vecchio Continente. Una definitiva presa di posizione – per quanto lontana – farebbe chiarezza di molte ambiguità, ma sarebbe anche un’altra lacerazione. A meno che gli inglesi non decidano di compiere l’inaccettabile (per loro) passo. Tanto tempo fa Oltremanica ci si chiedeva che tempo facesse sull’ isola di fronte, l’Europa. Ora lo sanno.