Sopravvivere a Pontida
PER SGOMBERARE il campo da equivoci, casomai qualcuno avesse pensato che la Lega fosse sul punto di cambiare registro, è intervenuto perentorio Roberto Maroni: «Pontida non sarà mai cancellata». E ha anche aggiunto: «È la nostra identità, il nostro cuore, il nostro popolo». Si è sbagliato chi ha creduto che il nuovo segretario avesse deciso di tagliare certe anacronistiche rappresentazioni. Il Carroccio accantona Bossi, ma ritiene esista ancora un elettorato disposto a seguirlo a Pontida. «Siamo tornati sopra il 6 per cento», sottolinea il successore del Senatùr, sbandierando i dati di un sondaggio, ma dimenticando il crollo delle recenti amministrative. Anche l’incredibile balletto della foto di Umberto Bossi prima rimossa, poi riproposta nella prima pagina del sito della Lega è la prova dell’incertezza in cui si dibatte il movimento. Staccarsi dal leader padre-padrone è un’impresa che richiede coraggio, ma è l’unica via percorribile. Ritornare nei luoghi che hanno rappresentato per anni il terreno preferito del Senatùr può sembrare conveniente per non perdere contatto con la base, ma la sensazione è che quella stessa base sia oramai ridotta ai minimi termini e che anche la Lega debba iniziare a giocare una partita nuova per sopravvivere e non limitarsi al folklore.
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