Congo/ La prima condanna di un signore della guerra africano che arruolava bimbi di otto anni
Ogni famiglia era costretta a versargli un tributo, soldi, una mucca o un figlio che avesse almeno otto anni. Le fanciulle diventavano schiave del sesso adette al «riposo dei guerrieri».
Così il congolese Thomas Lubanga Dyilo, 51 anni, è arrivato ad «arruolare» 3000 bimbi-soldato nell’ armata che nel 2002 e nel 2003 combatteva per mettere le mani sull’oro dell’Ituri, nella travagliata provincia del Kivu settentrionale. La scia di morti del conflitto ha disseminato 60 mila tombe dal 1999. La fiamma della violenza arde ancora con forza negli scontri fra l’esercito regolare e i separatisti del «Movimento M 23» guidato da Bosco Ntaganda, un alleato di Lubanga che finora è riuscito a sfuggire alla cattura.
Contro Lubanga la Corte Penale Internazionale dell’Aja ha emesso ieri il suo primo verdetto di condanna a 14 anni di carcere per «crimini di guerra». L’ex procuratore Luis Moreno Ocampo ne aveva chiesti trenta. Il presidente Adrian Fulford, un giudice britannico, ha motivato il verdetto più mite con la circostanza che l’imputato «ha collaborato nelle procedure a suo carico». Lubanga passerà in cella solo altri otto anni. Sei li ha già scontati nel carcere di Scheveningen, vicino all’Aja.
All’inizio della seconda guerra del Congo si era distaccato da un gruppo di ufficiali favorevoli all’Uganda e aveva fondato il partito «Unione dei patrioti congolesi» e il gruppo armato «Forze patriottiche per la liberazione del Congo». I suoi «uomini» e i fanciulli armati di kalashnikov, quasi tutti di etnia Hema, nel 2002 riuscirono a impossessarsi di Bunia, il capoluogo dell’Ituri. La sentenza dell’Aja per la prima volta dimostra che l’impunità in qualche raro caso è un’illusione, anche se Ntaganda,l’alleato di ferro di Lubanga, e 13 suoi luogotenenti sono ancora alla macchia. La Repubblica democratica del Congo, l’ex Zaire, li ha cacciati dalle sue forze armate solo venerdì scorso.