Berlusconi: ritorno al futuro?
In tempi di certezze al minimo storico e di inquietanti profezie delle civiltà precolombiane sapere che Berlusconi è pronto (così pare) a tornare in campo dà un confortante senso di continuità alle nostre precarie esistenze. Poco importa se al momento della discesa in campo del Cavaliere molti degli attuali elettori fossero più interessati alla programmazione televisiva delle sue reti (erano gli anni d’oro di Bim Bum Bam) che ai suoi programmi elettorali. E poco conta che questi elettori in nuce oggi possano fregiarsi di appartenere all’estesa categoria degli under 35 precari, sconfortati e in crisi. Parafrasando Tomasi di Lampedusa è stato necessario cambiar tutto per fare rimanere le cose come erano.
E in effetti è innegabile che qualcosa sia cambiato dal 1994 a oggi. Abbiamo cambiato moneta. La tv la vediamo col digitale terrestre o in streaming. Ci si laurea con il 3+2. Si mangia bio. Il Festivalbar ha chiuso i battenti. Abbiamo vinto i Mondiali e perso gli Europei (un paio di volte, ma non sottilizziamo). Insomma: la società si è mossa. La politica no.
In autunno abbiamo respirato per qualche settimana una leggera brezza di novità. Messi con le spalle al muro dalla crisi sembrava quasi che nella foga di rinnovare-far-ripartire-rigenerare da un momento all’altro tutto sarebbe diventato irriconoscibile, ignoto ma comunque nuovo. E gli italiani si erano affacciati a questa ipotesi con il passo cauto del bambino che percorre un corridoio buio, in una casa sconosciuta. Ma anche osando sperare timidamente: “Che sia la volta buona?”.
Oggettivamente, anche mettendo un segno “più” sul registro a Monti per l’impegno profuso, non si può certo dire che l’Italia e i suoi politici siano stati rivoluzionati. A dimostrarlo il fatto che si profila sempre più concretamente la possibilità di rivedere il Dream Team Berlusconi-Bersani-Casini-Di Pietro (e la variabile Grillo) alle prossime elezioni. E Monti? Si candiderà o non è ancora maturo? In fondo è ben sette anni più giovane del fondatore del Pdl. Un abisso.
Insomma a fronteggiare questa crisi globale potremmo schierare proprio chi non si è accorto pienamente del baratro verso il quale ci stavamo indirizzando (parlando fino all’ultimo di ristoranti pieni), chi ha sventolato lo spauracchio della recessione allo scopo di scalzare l’ingombrante ex premier quattrostagioni e chi non ha mai rappresentato una reale alternativa. L’Italia, come sempre, per salvare il futuro si affida al passato. Nella totale assenza di una classe politica non dico trentenne (ormai sinonimo di bebé) ma quarantenne credibile, solida, insomma votabile. La domanda è: non c’è stato un ricambio per manifesta inettitudine di un’intera generazione o perché c’è qualcosa di intrinsecamente malato nel sistema Italia?