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Ja (seconda parte)

Senza Germania non ci puo’ essere Europa. Con questa Germania l’Europa che c’e’ rischia di sparire. Con “Ja” mi ero ripromesso di occuparmi di un tema che, almeno per una volta, non fosse lo spread. Lo spunto lo aveva offerto alcune settimane fa Romano Prodi a un convegno sull’euro -Odin era presente – durante il quale ha sottolineato la necessita’ per l’Europa di ricominciare a integrare sempe più le politiche industriali, trainate dalla potenza industriale tedesca. Oggi, invece, un nuovo studio del Ceps punta il faro su come la
Germania sia percepita dagli altri paesi membri dell’Ue. Entrambi i ragionamenti portano, mi pare, nella stessa direzione e si prestano a riflessioni importanti soprattutto per il dopo crisi. Partiamo da Prodi: in Asia – ha spiegato – paesi che sono anche lontanissimi politicamente, spesso in conflitto tra loro, hanno integrato le rispettive economie in modo estremamente forte, trainate per esempio dalla Corea del Sud. E ha raccontato una storia: tempo fa i vertici di Apple sono stati ricevuti alla Casa Bianca e hanno illustrato a Obama le performances della loro fabbrica cinese, Foxconn. Il presidente Usa – visto che l’impianto cinese da’ lavoro a decine di migliaia di persone – avrebbe posto questa domanda: perche’ non possiamo fare la stessa cosa in California? Risposta: impossibile. In California non esisterebbe una catena di fornitori altrettanto eccellente. Ecco un esempio di cosa i paesi dovrebbero fare legandosi, per esempio, alla Germania. Che poi e’ quello che molte aziende italiane hanno fatto.
Il ruolo della locomotiva tedesca, insomma, e’ insostituibile. Ma il comportamento che oggi la Germania tiene nei confronti degli altri Stati europei e la percezione che questi ultimi hanno di Berlino e’ destinato ad avere un impatto sul lungo periodo, quando la crisi sara’ passata. E proprio questo aspetto e’ quello messo a fuoco dal network dell’istituto di politica europea in un rapporto di settantadue pagine che porta la prefazione di Antonio Vitorino, ex commissario europeo, portoghese, ora presidente di Notre Europe. Tra le molte riflessioni del rapporto, una da’ una prospettiva importante: tutti i paesi europei riconoscono la leadership di fatto della Germania, non sempre la Germania sembra pronta a farsi carico di questa respnsabilita. (Per il rapporto completo in inglese cliccate qui, per la prefazione di Vitorino in francese cliccate qui, per una mia sintesi del rapporto in italiano portate pazienza, sono ancora in ferie)