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Se basta la parola…

Se basta la parola, figuriamoci i fatti. Mario Draghi, governatore della Bce, parla al Global Investment Conference di Londra e — con toni netti e chiari senza precedenti —  ribadisce quando già sottolineato giorni fa nell’intervista a Le Monde: l’euro è irreversibile e la Bce è pronta a fare di tutto per difendere la moneta unica. Risultato: sprint in Borsa, spread in picchiata. Quello che Draghi ha detto non è altro che quello che da mesi i mercati si aspettano di sentirsi dire inutilmente da una buona fetta di governanti europei. Basterà a placare la tempesta e a scongiurare la guerra di agosto? Le parole di Draghi, d’altra parte, suonano rassicuranti: «L’Eurozona e’ piu’ forte di quanto si pensi. Non e’ possibile immaginare la possibilita’ che un paese esca dall’Eurozona”. Ma sono anche un monito (una minaccia?) per chi da tempo scommette contro il crollo dell’euro: «All’interno del proprio mandato, la Bce e’ pronta a fare qualunque cosa per preservare l’euro, e credetemi, questo basterà». C’è di più: la guida italiana della Bce ha mostrato finora di sapere utilizzare al meglio tutte le risorse a disposizione, nel rispetto delle regole, sfruttando rigore e fantasia. E ha le carte in regola per portare progressivamente il governo dell’Eurotower verso uno stile Federal Reserve. Quello è il traguardo e tutti lo sanno, anche quelli che sono apparentemente contrari e parlano tedesco.
Guai a peccare di ottimismo, ma visto che le previsioni fosche abbondano, può valere la pena inoltre, fare luce su alcuni schricchiolii nel fronte del Nord. Chi segue il blog sa che, da ben più di un anno, chi scrive ha dato credito a quanti, fin da tempi non sospetti, hanno sempre sostenuto che anche la Germania avrebbe patito dalla crisi dell’eurozona. E qualche scricchiolio, appunto, ha cominciato a farsi sentire: le previsioni di Moody’s sul fondo salvastati e sulle conseguenze anche per il debito tedesco ne sono un esempio: l’opinone dominante è che l’allerta possa dare forza ai falchi tedeschi. Potrebbe anche ammorbidirli?
Secondo, come già registrato, chi ne avesse voglia potrebbe cercarsi in rete le dichiarazioni di qualche settimana fa del direttore della Confindustria tedesca, durante un convegno a Roma nel giorno del verttice a quattro Monti-Hollande-Rajoy-Merkel: gli industriali di Germania sembrando decisamente molto più preoccupati della loro Cancelliera. Timori confermati ieri dall’andamento dell’indice Ifo, quello che misura la fiducia degli imprenditori tedeschi: a luglio l’indice elaborato dal centro studi Ifo è calato a 103,3 punti, contro i 105,2 di giugno e registrando il terzo indebolimento consecutivo. In media gli analisti si attendevano una flessione a 104,5 punti. Questi scricchiolii hanno qualche cosa a che fare con le aperture sotto traccia a un fondo salva stati più forte? Domandarselo è lecito. Nessuno, ovviamente, è autorizzato a dire che la tempesta è passata e che rigore e riforme possono essere di nuovo archiviate. Ma che qualcosa si sia mosso è innegabile. I mercati lo hanno visto (salvo smentite, gialli, retromarce…) e sembrano crederci. O, almeno, si fidano di mister Euro o temono di andare contro alla Bce.