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Compiti e cambiali

Le Borse hanno chiuso la terza seduta consecutiva in sostanzioso rialzo.  Lo spread resta “ calmo” ma sempre più livelli alti, attorno ai 466 punti, ma l’asta dei Btp ha dato buoni risultati che vanno sommati al buon esito dell’asta dei Bot della settimana scorsa. Una ventata di fiducia nelle parole spese giovedì scorso da Mario Draghi, presidente della Bce: faremo di tutto per salvare l’euro e vi assicuro che basterà. Draghi ha innescato un «serrate le fila» culminato nella dichiarazione del governo tedesco i che ha sostanzialmente dato il via libera all’acquisto di titoli di Stato da parte della Bce. Se la Bce vorrà farlo, si intende. E qui i nodi vengono al pettine: giovedì prossimo il direttivo dell’Eurotower si riunisce. I mercati si aspettano un segnale forte che confermi la volontà espressa da Draghi e onori la fiducia finora riposta solo nelle parole: una sorta di cambiale in bianco. Segnale che non è detto si concretizzi già da giovedì nell’utilizzo di una delle armi dell’arsenale di cui la Bce dispone. Ma segnali forti e chiari dovranno  arrivare, pena il peggio, non solo dalla Banca centrale ma anche dai paesi più deboli dell’eurozona. Come l’Italia. E qui l’asino rischia di cadere: l’andamento dei mercati non autorizza facili ottimismi ma soprattutto la tentazione di pensare che i compiti a casa siano finiti. Qualcuno lo abbiamo fatto, non tutti. Lo spread più realistico tra i titoli di Stato italiani a dieci anni e il bund a dieci anni tedesco dovrebbe attestarsi sui 250 punti per rispecchiare l’effettiva differenza tra l’economia tedesca e quella italiana. Un obiettivo. Rilassarsi sarebbe una leggerezza che non possiamo permetterci.