Blog Quotidiano.net

Blog Quotidiano.net

I blog degli autori di Quotidiano.net, il Resto del Carlino, La Nazione ed Il Giorno online

di

Facciamoci sempre riconoscere

HO ASPETTATO un po’ prima di scrivere questo post, perché volevo essere sicuro di non assecondare troppo l’onda di una reazione emotiva che mi è scattata nei giorni scorsi. Le Olimpiadi sono un gigantesco amplificatore di tutto, non solo del mondo dello sport. A me sembra che in particolare alcuni risultati degli azzurri a Londra nei giorni passati abbiano anche ingigantito i lati più belli e più brutti del nostro strampalato paese, fondato non sul lavoro, ma sul tifo. Purtroppo anche nel caso di molti miei colleghi.
Non ho alcuna pretesa di dire qualcosa di originale: la famosa battuta di Flaiano sugli italiani che sono sempre pronti a correre in soccorso dei vincitori è più vecchia di me. Però continuo a stupirmi, e un po’ anche a preoccuparmi, quando la ‘gente comune’ mostra di essere più voltagabbana di quei politici che poi pretende di criticare.

ENTRO nel dettaglio, se siete ancora qui. Il mio stupore nasce ogni volta che vedo il livore che in tanti, soprattutto sul web dove spesso chi scrive lo fa ‘di pancia’ e non di testa, hanno riservato ad alcuni campioni in difficoltà. A Valentina Vezzali, terza nell’individuale, è andata quasi bene perché poi ha preso l’oro a squadre e il fenomeno di cui sto parlando si è subito smorzato. Ma lei aveva fatto uscire allo scoperto, suo malgrado perché ne è stata la vittima, la manifestazione di una corrente di pensiero che poi si è manifestata in tutta la sua violenza verbale nei confronti di Federica Pellegrini e Filippo Magnini. Dei tre quella che a me sta più simpatica è la Vezzali, forse perché è l’unica con cui ho avuto contatti diretti. Vista da lontano, la Pellegrini non mi fa impazzire, anzi. E penso che Magnini abbia sbagliato più di una volta, soprattutto quando ha parlato. Non ha il diritto di sentirsi ‘non criticabile’ lui, come non lo ha nessuno di questi personaggi che grazie al loro essere ‘pubblici’ guadagnano i veri soldi della loro carriera, forniti dagli sponsor. Se vuoi guadagnare con il gioco, devi accettarne le regole.

Ma un conto è criticare, un conto è insultare e infierire sul campione che crolla, sfogando frustrazioni che spesso sono personalissime e dimenticando quello che ci hanno regalato prima. Nello sport è giusto pensare al futuro e non al passato. Ma se uno ha tenuto alto il nome della nostra nazione, in un certo senso lo ha fatto per sempre. Non possiamo credere in simboli ‘a gettone’. Perché nulla mi toglie dalla testa che gli stessi che oggi sono i più accaniti nell’offendere gli dei decaduti, sono quelli che li osannavano e li leccavano quando vincevano. Sono gli stessi che in questi giorni si sono rivelati intenditori di canoa slalom o di tiro a volo per partecipare ai successi di Molmenti o della Rossi. Ricordo ancora un bellissimo finale del maestro paroliere Gianni Mura, ai tempi del Moro di Venezia: “Cazzate, cazzate pure”, dove cazzate era l’imperativo del verbo cazzare, non solo velistico. Almeno credo.

Il volley c’entra, perché ci stiamo avvicinando al momento della verità con tutti gli azzurri a Londra e preferisco dire certe cose prima. Adesso non posso sapere se le nostre nazionali e le nostre coppie del beach arriveranno dove teoricamente possono, ma una cosa la dico prima: se Berruto o Barbolini sbaglieranno un cambio o una formazione, se Travica o la Lo Bianco alzeranno male, se Mastrangelo o la Gioli non mureranno, se Lasko o la Costagrande schiacceranno fuori, se Nicolai-Lupo si faranno tradire dall’emozione, sarà giusto dirlo e fare le analisi anche critiche del caso. Senza indulgenze particolari, perché questo ci insegna lo sport. Ma con il rispetto per questi ragazzi, che di sicuro danno e daranno tutto quello che possono. E calpestare le propria memoria è il primo passo per non avere un futuro.