L’Italia s’è storta
L’Italia s’è desta? No, l’Italia s’è storta.
Un po’ alla volta, senza che nessuno se ne accorgesse. Un po’ per pigrizia e un po’ per furbizia – che per qualcuno resta un pregio – un po’ per disonestà e un po’ perché il frastuono della televisione e delle chiacchiere a vanvera copriva il rumore dello stivale che s’inclinava cigolando.
E adesso è proprio bello storto. Adesso l’Italia è il paese delle comunità montane in pianura, delle università lasciate in mano ai baroni, del lavoro diventato la merce più preziosa, regalato ai senza merito o venduto senza diritti, dei figli che non possono uscire di casa se papà non garantisce il mutuo, dei papà che si trovano senza lavoro alla vigilia dell’età per essere nonni, dei nonni che, se non finiscono in qualche casa di riposo ammazzavecchietti, devono tenere a galla la baracca con la pensione al minimo invece di giocare sereni a briscola. Dove si legge ancora poco ma si parla troppo e a voce troppo alta. E si guardano le olimpiadi più per vedere i bei sederi delle atlete che belle gare.
Un paese così sbilenco, che a volte neanche l’erba cresce diritta. E che per questo vale la pena di essere raccontato.