Enta e Anta
Qualcuno sostiene che si ha l’età che ci si sente e non quella anagrafica.
Fatto sta che negli uomini si vede il tempo passare per una quantità minore di capelli in testa e un po’ di imbolsimento e nelle donne per le rughe di espressione e un po’ di perdita di tonicità della pelle. Non aggiungo altro perché altrimenti dovrei arrivare alla banalissima, ma proprio perché banale vera conclusione che quando l’uomo invecchia è affascinante e quando la donna invecchia è da “rottamare”. Tutto ciò per i moderni canoni dettati da giornali e televisione che ci vogliono sempre splendidamente in forma e con l’aspetto di trentenni sempre allegri.
Fortunatamente spesso non ci si sente la propria età anagrafica, ci si sente più giovani di quello che si è perché nella nostra mente si agitano programmi e progetti di vita.
La gioventù si caratterizza per la voglia di pensare al futuro, per il desiderio di progettare e di sognare.
Avere un tasso di disoccupazione giovanile elevato per un Paese è un danno inestimabile perché non solo tutto ciò ha un peso economico rilevantissimo, ma perché taglia ogni slancio, ogni sogno sia dal punto di vista personale, lavorativo, sociale e culturale.
Se la paura annulla i desideri, e quindi i progetti, il risultato è un Paese stanco, che si trascina, che genera egoismi, popolato da giovani menti che si spengono e che pensano solo a salvaguardare se stesse non dedicandosi a un progetto comune e sociale.
La disoccupazione giovanile è un brutto male per la nostra società.
Leggo che il ministro del lavoro ha dichiarato che per contrastare questo problema bisognerebbe rendere il lavoro dei giovani meno costoso rispetto a quello dei cinquantenni.
E, nonostante le premesse fatte, inorridisco.
Non riconoscere che un cinquantenne che perde il lavoro oggi nel nostro Paese è la vera “fascia debole”, e diventa IL problema sociale è un atto quantomeno miope.
E’ duro da accettare, ma oggi il padre riesce a mantenere il figlio, ma non potrebbe essere realizzabile il contrario.
E’ palese che a 50 anni si sono presi degli impegni economici, come un mutuo per la casa o le spese per lo studio dei figli che richiedono un’entrata costante e di un certo tipo.
E’ falso continuare a dire che il cinquantenne non impara più al lavoro, che è “vecchio”, l’esperienza e il senso di responsabilità maturato negli anni (anche vedendo come il mondo del lavoro si è ridotto) porta una maggiore consapevolezza del valore del lavoro che solo una persona di una certa età può esprimere.
Si ruba ai poveri per dare ai poveri.
Si tenta di offendere una fascia generazionale che, se espulsa dal mondo del lavoro, farà il doppio della fatica a trovarne un altro rispetto a un trentenne e non si ha il coraggio di ammettere che in un luogo “sano” i cinquantenni che hanno ben lavorato e che hanno prodotto risultati andrebbero premiati e che meriterebbero una qualità della vita più alta di quella che mediamente e in certi settori hanno.
La contrapposizione giovani e vecchi (che bizzarria la nostra società, si gioisce perché per la medicina allunga la vita e poi si espellono dal mondo del lavoro i cinquantenni perché ritenuti troppo vecchi!) non giova a nessuno, è un tentativo di coprire ben altri problemi.
I giovani devono trovare un lavoro, devono essere formati, devono poter crescere, nella loro mente ci deve essere il sogno di uno sviluppo di carriera, di un aumento di responsabilità e quindi di reddito durante la loro vita lavorativa, devono insomma poter ricominciare a sognare.
Il lavoro dei cinquantenni deve essere riconosciuto, non deve essere svilito, deve servire da esempio per chi deve crescere e deve poter realizzare chi lo svolge.
Fino a quando il discorso e le proposte si fermeranno a questo livello il nostro paese continuerà a vivere nel letargo creativo, nell’egoismo e nella totale mancanza di slanci verso il cambiamento.
Ci spingeranno a fare lifting per sembrare più giovani e, a patto di avere tanti soldi, avremo tutto il tempo per entrare nelle cliniche estetiche perché saremo disoccupati…
Ah… se non fosse per la pensione che arriverà anni e anni dopo aver smesso di lavorare….