Cattivi maestri e graffitari
LE TASSE lievitano, le bollette scoppiano, il prezzo della benzina va alle stelle, ma a far imbestialire gli italiani sono soprattutto i graffitari. D’altronde basta guardarsi in giro. Non c’è palazzo che non sia stato sfregiato dalla tag del writer di turno. In realtà, non si tratta di una novità. Da tempi antichi cuori trafitti da frecce, messaggi d’amore e altre scempiaggini ‘decorano’ i luoghi turistici della nostra bell’Italia, per non parlare delle sale d’attesa, delle panchine, degli ascensori… Da quando però bombolette e superpennarelli sono di uso comune, il privilegio, prima riservato ad alcuni luoghi, si è esteso anche alla facciata del più umile dei condomini. Siamo un popolo strano, capace di tollerare industrie che provocano tumori, fiumi invasi dai liquami, abusi edilizi di ogni tipo, ma quando si tratta di graffiti ci scateniamo invocando lavori forzati e carcere duro. Ci mancherebbe, le regole sono regole e vanno rispettate. Ma perché i nostri figli, anche i più ribelli, imparino la lezione, dovremmo dare il buon esempio. Non li giustifico, ma prima di condannarli dovremmo impegnarci. Non tutti lo facciamo. Anzi, mezzo mondo continua a fare i propri comodi e, spesso, preferiamo far finta di non vedere.