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Se anche il governo Monti teme i “poteri forti”

Affiorano e poi scompaiono come mostri di Loch Ness, par di vederli baluginare minacciosi per poi spegnersi come stelle cadenti, c’è chi ci crede e chi no. Ma tutti, proprio tutti, all’occorrenza, anche solo evocandoli, se ne servono. Persino il ministro Clini, ieri, è arrivato a paventare l’azione di non meglio identificati “poteri forti internazionali” che si aggirerebbero attorno all’Ilva per far del male al nostro Paese. Un paradosso, considerando che Clini fa parte del governo più d’ogni altro considerato «espressione dei poteri forti». «Poteri forti sono espressioni di pura fantasia che considero offensive», si schermì lo scorso novembre il premier Monti. Che di lì a poco, su La7, dovette rispodere a una domanda di Lilli Gruber: “Ma lei è massone?”. Giammai!, replicò, e cos’è questa masoneria, una marca di formaggio? Poi, certo, uno può essere massone e di potere debolissimo. E l’esser massone di per sé non vuol dir nulla. Mentre qualcosa vorrà pur dire l’essere stati la punta di lancia in Europa della società di rating Moody’s e della banca d’affari Goldman Sachs, presidenti dell’Atlantic Council e membri sia della Commissione Trilaterale sia del Club Bilderberg. Grandi lobby e grandissimi interessi articolati su scala globale: esattamente quel che si intende per «poteri forti». Nella Seconda repubblica, il primo ad agitarne lo spettro fu l’allora vicepremier Tatarella. Che col governo Berlusconi a un passo dall’assere rovesciato, nell’agosto del ’94 se la prese con quei «poteri che lavorano invisibili non per influenzare lo Stato, ma per diventare lo Stato». Analoghi discorsi fece Rifondazione quando l’ultimo governo Prodi stava per tirare le cuoia. E fu un corto circuito, essendo stato Prodi uomo di Goldman Sachs e dunque «espressione» di quei medesimi poteri che l’avrebbero poi minacciato. Ma esistono, i poteri forti? Certo che esistono. Tuttavia non sono un blocco unico e non sempre  sono realmente in azione quando qualcuno ne denuncia l’attività. Sempre, invece, chi ne evoca la presenza ha l’acqua alla gola: perché realmente minacciato o perché bisognoso di un ‘nemico oggettivo’ o un capro espiatorio. Dà allora da pensare il fatto che l’ultimo a parlarne sia stato un ministro del governo Monti…