Pochi fatti, molti slogan
QUANDO la cronaca diventa protagonista, la politica rischia il ridicolo. In maniera ripetitiva si assiste al gioco delle parti, alla riproposizione di un copione visto e rivisto. Due esempi riferiti all’ultima settimana: l’agguato con duplice omicidio a Milano e il ritorno dell’Area C. In entrambi i casi opposizione e maggioranza si sono dati battaglia secondo uno schema antico e collaudato. «Allarme criminalità», «Milano come Scampia» strillano gli uni. E gli altri, timorosi di perdere consensi, replicano con summit per la sicurezza, improvvisati presidi con fotografi e giornalisti mobilitati per reportage degni dei cinegiornali dell’Istituto Luce. Analogo discorso per il piano traffico. A slogan si replica con slogan, affidandosi al Tar per bloccare o per ripartire, ma sempre senza preoccuparsi di proporre un’alternativa o di intervenire per migliorare davvero la mobilità e la qualità della vita. Sballottati da una parte all’altra, i cittadini sono sfiniti e a ogni appuntamento elettorale scommettono sulla novità, sul salvatore della patria che una volta per tutte taglierà con il passato. Purtroppo non sarà altro che il solito leader/bluff perpetuando così l’eterno teatrino.