Cagliari-Roma a porte chiuse per lavori in corso: ma non ditelo alla Lega di serie A
Dopo Cagliari-Atalanta, anche Cagliari-Roma si giocherà a porte chiuse. Il nuovo impianto di Is Arenas non è ancora pronto e quindi, sia i tifosi sardi sia i sostenitori romanisti se ne stiano a casa e si guardino la partita in tv. L’importante è che Sky paghi i diritti.
Se non ci fosse da piangere ci sarebbe da ridere per questa situazione grottesca di cui è teatro non un torneo dopolavoristico, ma quello che viene definito “uno dei campionati più importanti del mondo”. Parola di Maurizio Beretta, dal marzo 2011 (duemilaundici) dimissionario dall’incarico di presidente della Lega di serie A e tuttora in prorogatio poichè i padroni del pallone non riescono a trovare un accordo sul nome del successore.
Che l’Italia sia il Paese delle proroghe e delle deroghe è assodato. Che le dimissioni da qualunque incarico siano lo sport meno praticato, pure. Ma qui siamo in presenza di un fenomeno di assoluta rilevanza mondiale: un dimissionario che resta in carica da un anno e mezzo e tutti fanno finta di niente e alcuni problemucci rimangono sul tappeto. Ad esempio, la questione degli stadi, la maggior parte dei quali da rifare e pazienza se in Parlamento il disegno di legge dorme da quasi cinque anni e la Lega di A dovrebbe essere la prima a sollecitarne l’approvazione. Oppure, quella quisquilia che risponde al nome di riforma della giustizia sportiva a cominciare dalla responsabilità oggettiva.
Nei giorni scorsi, un’interessante e meticolosa inchiesta di Repubblica ha certificato che, durante l’ultimo triennio, l’area dei tifosi di calcio ha perso il 13% delle sue unità, che la grande fuga dagli stadi è inarrestabile, che la credibilità del Sistema Calcio Italia è minata dagli scandali a ripetizione e dall’incapacità di risolvere i problemi mostrata dalla sua classe dirigente. Ma non ditelo alla Lega, così abile da trapiantare in Cina la finale di Supercoppa “per esportare il modello del calcio italiano sugli sterminati mercati asiatici”. Senza dire ai cinesi, formidabili costruttori di impianti, che in serie A non importa avere impianti adeguati. Si può giocare anche a porte chiuse. Ci si guadagna in silenziosità. E pazienza se si perde la faccia.
Xavier Jacobelli