La voce dei lettori
Se a un giornalista chiedete quanto fa tre per tre, vi risponderà nove, ma solo dopo avere esitato un attimo e, soprattutto, mostrandosi non del tutto convinto. Non solo perché molti di noi sono arrivati alla carta stampata dopo aver litigato a lungo con i numeri, ma anche perché un buon cronista deve sempre saper dubitare, anche dei risultati (e dei fatti) che appaiono più scontati. Così, nei giorni scorsi, quando si è diffusa la notizia che Il Giorno è stato il giornale in Italia ad aver incrementato il numero di lettori in termini percentuali più di ogni altro quotidiano, totalizzando uno strabiliante più 24,5 per cento, in redazione si è diffuso, come si dice in politichese, un cauto ottimismo. Per le ragioni di cui sopra siamo portati per natura ad essere scettici quando i dati sono negativi (e può capitare), ma anche quando sono a dir poco lusinghiericomein questo caso. Certo, ha sottolineato un collega, sempre meglio diun calcio nello stinco, ma guai illudersi e, ancor peggio, sentirsi appagati. Confesso anche di non aver saputo rispondere all’amico direttore che, telefonando per complimentarsi, mi chiedeva se riuscivo a spiegarmi le ragioni del risultato. È normale cercare di dare sempre il massimo e così viene naturale farlo senza interrogarsi troppo sulla strada che si sta percorrendo pur seguendo una linea ben precisa.
La domanda mi ha però sollecitato alcune riflessioni e per arrivare a una risposta mi sono chiesto, data l’innegabile esistenza di ottimi giornali concorrenti, cosa non hanno gli altri che noi invece abbiamo. Mi è tornato in mente il mio primo editoriale, quello con il quale, nel dicembre dell’anno scorso, ho esordito alla guida de Il Giorno. All’epoca promisi che avrei dato sempre più spazio ai nostri lettori. Poteva sembrare la solita boutade di inizio mandato, la frase fatta di chi cerca solo di conquistare (o non perdere) copie in edicola. Chi ci segue, ma anche chi evidentemente ha iniziato a seguirci nel corso di questi mesi, sa che le lettere che arrivano al giornale (in particolare attraverso ilnostr opreziosissimo sito www.ilgiorno.it) trovano spazio nonsolo nellacanonica pagina dedicata a contenerle, ma vengono inserite all’interno dellenostre pagine e su queste stesse sollecitiamo le risposte di chi viene chiamato in causa. Ci poniamo quindi in un ruolo di mediatori delle istanze che arrivano in redazione, dando voce a tutti, senza pregiudizi, sapendo di poter far crescere un dibattito, un utile scambio di idee attraverso il quotidiano. Lo facciamo nelle nostre edizioni locali, ma anche nel fascicolo nazionale quando si tratta di temi di interesse comune.
A tutto questo va ad aggiungersi il fortissimo appeal della nostra testata, un giornale che ha saputo in anni recenti rivoluzionare il mondo dell’editoria e che forse aveva perso lo smalto e la vivacità di un tempo. Aver dimostrato di aspirare a tornare quello che si era,un giornale vivace, attento e sensibile ai temi cari alla gente comune credo possa aver contribuito a far rinascere l’interesse smarrito. Il ritrovato spirito di squadra all’interno della redazione ha poi dato la spinta necessaria per superare le quotidiane difficoltà nelle quali si dibattono da tempo tutti i giornali, afflitti da una crisi che non ci risparmia. Questi, in sintesi, credo siano i nostri punti di forza e le ragioni per cui l’Audipress ha rilevato il sorprendente incremento del numero di lettori. Queste sono le caratteristiche che ci differenziano dagli altri quotidiani e quello diaver ristabilitounfilo diretto con i lettori può essere un buon motivo per giustificare l’auspicabile, ma anche imprevista impennata. Di certo continueremo su questa strada, convinti come siamo che questo sia il ruolo della carta stampata. Dare voce ai lettori affinché trovino risposte concrete e non solo gratificarli mettendo la loro firma sul giornale. I tempi sono cambiati e anche le regole del gioco non sono più le stesse. Per dare un contributo al mondo bisogna starci in mezzo ed è quello che Il Giorno vuole fare.