Il Pd e primarie fatte per scoraggiare gli elettori
Le pur diverse anime del Pd estranee alla cerchia dalemian-bersaniana si stanno coalizzando attorno a Matteo Renzi. Non le prime file, che in lui vedono il loro potenziale «rottamatore», ma le seconde e le terze. All’assemblea di domani saranno minoranza, ma si faranno sentire. Lo scontro verte sulle regole delle primarie. Che essendo, caso unico al mondo, primarie sia di partito sia di coalizione rappresentano un arabesco che nessuna regola potrà mai razionalizzare. Ovvio che si punti a ‘contenere’ Renzi. Il doppio turno avvantaggia Bersani, ma poiché erano a doppio turno anche le primarie fiorentine che vinse nel 2009, sul punto il sindaco di Firenze fatica a dar battaglia. Contesta invece tre norme: costringere gli elettori a iscriversi a un albo prima di andare a votare, rendere pubblico quell’albo, impedire a chi non ha votato al primo turno di accedere al secondo. Difficile credere che domani verranno confermate tutte e tre, soprattutto la terza. Per una ragione semplice: scoraggiano la partecipazione, il che avvantaggia Bersani (che fa leva sull’apparato e i ‘vecchi’ militanti) ma cozza con l’esigenza di un partito ridotto ai minimi termini di arrestare la «fuga dalla politica» mobilitando vecchi e nuovi elettori. Tre regole di breve respiro, che infatti alle primarie francesi vinte da Hollande nessuno si sognò di introdurre.