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Autorottamazione e rinascita del berlusconismo

Precipitato sotto al 20% dei consensi, il Pdl si avvia dunque verso l’autorottamazione per poi risorgere dalle proprie ceneri come una novella Forza Italia. A meno di sei mesi dalle elezioni, è l’ammissione di un fallimento politico a sua volta figlio di una carenza di politica. Berlusconi vorrebbe reclutare «facce nuove», ma non sarà facile. Torna alla mente il Pci che diventa Pds che diventa Ds che diventa Pd senza mai darsi un’identità nuova e definita. Anche a destra, il contenitore rischia di schiacciare i contenuti. Il problema del mancato rinnovamento è infatti diffuso. Pdl, Pd, Udc e Fli (i partiti della «strana maggioranza» che sostengono il governo) assieme non raggiungono il 50% dei consensi. La maggioranza degli elettori non intende votare, o voterà forze «antisistema». L’imperativo del momento è dunque cercare un candidato che abbia appeal; visti i tempi, un non politico. Un esponente della mitica «società civile» possibilmente giovane, necessariamente «nuovo». Un uomo, o ancor meglio una donna, dietro cui nascondere parte del vecchio ceto politico e che con la sua sola presenza faccia dimenticare gli errori passati alimentando una speranza per il futuro. Il guaio è che non c’è. Ad oggi, i possibili candidati della «società civile» rifiutano il rischio di una discesa in campo dimostrando così che i limiti dell’élite politica corrispondono ai limiti della nazione. L’unica (relativa) novità si chiama Matteo Renzi. Infatti Berlusconi lo teme. Sa che se il sindaco di Firenze dovesse vincere le primarie, la sua candidatura sarebbe impensabile. Si metterebbero allora in moto meccanismi oggi imprevedibili; probabilmente virtuosi. In caso contrario, lo schema è segnato: spacchettare il Pdl approfittando di una legge elettorale che presumibilmente premierà le coalizioni, moltiplicare l’offerta politica, mettere in lista un po’ di nomi della società civile, impostare la campagna elettorale sul pericolo comunista rappresentato dalla coppia Bersani-Vendola evocando di conseguenza l’aumento delle tasse. Un rinnovamento radicale oggi non è pensabile. Occorrerà del tempo. Ma poiché nel Paese esiste una maggioranza sociale di centrodestra, non c’è dubbio che alla fine troverà qualcuno che la rappresenti. Possibilmente tutta assieme.