Berruto, il pil e lo sport
Dal Qs-Quotidiano Sportivo di oggi.
IL CAMPO da volley è troppo piccolo, per Mauro Berruto. Il ct-scrittore, medaglia di bronzo con il volley azzurro a Londra, mercoledì sera ha stregato il pubblico televisivo: lo ha fatto con una ‘lezione’ di nove minuti sullo sport inteso come risorsa economica per far crescere il pil del paese e come opera d’arte, nella trasmissione ‘Se stasera sono qui’, su La7. Giovedì a Torino invece ha arringato gli psicologi dell’ordine del Piemonte, insieme con la medaglia d’oro della canoa Daniele Molmenti, sulla psicologia dello sport.
Berruto, di questo passo si metterà in politica.
«Nel senso che intende lei, no. Credo però che la vera politica, quella che stabilisce le priorità delle cose da fare, sia un dovere di tutti noi. A maggior ragione oggi che c’è un paese da far ripartire».
Davvero pensa che lo sport possa rimettere in moto l’Italia?
«Di sicuro abbiamo bisogno di fare un salto culturale. Inseguo un’utopia, ma come diceva il grande scrittore Eduardo Galeano, l’utopia è quell’orizzonte che si sposta continuamente mentre cammini. E’ irraggiungibile, ma ci serve per andare avanti».
Bastasse lo sport, l’Italia sarebbe sicuramente migliore.
«Dobbiamo cominciare a porci certe questioni, se vogliamo crescere. Il nostro è il secondo paese più vecchio al mondo, siamo destinati ad avere sempre più over 60. Per come è strutturato il nostro welfare, i costi che derivano dalla sanità sono altissimi, in Piemonte per esempio si prendono l’87% del budget. In Australia spendono meno dell’Italia per la sanità, perché tutti fanno più pratica sportiva, costantemente. L’anno scorso durante il mio giro per vedere i nostri giovani nelle diverse regioni, abbiamo fatto affrontare tre giocatori di Gorizia contro tre di Nova Gorica, poche centinaia di metri di distanza. Gli sloveni erano molto più avanti: nella loro scuola elementare, ogni mattina, la prima ora è di educazione fisica. Da noi è una a settimana, ed è l’ultima del venerdì. Così gli sloveni sono più bravi, e vanno anche meglio a scuola».
Il suo è un punto di vista interessato.
«Ma anche concreto e realistico, credo. Ci sono evidenze scientifiche che dimostrano che un euro per incentivare la pratica sportiva te ne fa risparmiare 3 in spese sanitarie, che la pratica sportiva riduce del 30% le malattie cardiovascolari e l’obesità. E se le multinazionali costruiscono palestre per i loro dipendenti all’interno del luogo di lavoro, un motivo ci sarà. Sarà un caso che i paesi che vengono considerati da ‘tripla A’ nei rating economici mondiali siano anche quelli dove la pratica sportiva è più diffusa? Io non credo».
Adesso si intende anche di economia. E se parlassimo di pallavolo?
«Parliamone».
Che campionato vede?
«Migliorato verso l’alto, dove ci sono Macerata e Trento più forti dell’anno scorso, e Piacenza e Cuneo costruite benissimo. Resta l’incognita sull’eliminazione delle retrocessioni: per ora ha portato più giovani in campo, ma il bilancio andrà fatto alla fine».
Dicono che lei stia per chiamare Juantorena. E che il gruppo sia in agitazione per questo.
«Su questo non rispondo. Posso solo dire che i criteri con i quali ho fatto le convocazioni in questi anni non cambieranno di una virgola, e tengono conto di varie cose, tra cui l’attaccamento alla maglia. Dico anche che comunque le convocazioni spettano a me».