Una sentenza controversa
Bisogna riflettere prima di commentare la sentenza di condanna emessa ieri dal giudice Marco Billi nei confronti di sette membri della Commissione Grandi rischi accusati di omicidio colposo per aver fornito rassicurazioni alla popolazione aquilana prima del terremoto del 6 aprile.
Sicuramente un effetto di questo processo era ben visibile in Emilia anche prima della sentenza: qualsiasi sismologo e geologo interpellato su una possibile nuova scossa si affretta a rispondere ‘ i terremoti non si possono prevedere’. Perchè questa è la colpa dei sette esperti della Grandi Rischi: di aver previsto che era improbabile una scossa a L’Aquila, che poi invece avvenne provocando decine di morti. Ha ragione il mondo scientifico quando dice che una sentenza di questo tipo metterà un freno agli esperti che da oggi in poi saranno intimoriti nel fare qualsiasi considerazione sui terremoti.
Se prima della sentenza si percepiva chiaramente il timore dei sismologi, la decisione del giudice cambierà completamente il modo di parlare alla gente di rischio sismico: non si può prevedere che non ci sarà un’altra scossa, ma non si può prevedere nemmeno il contrario. Qualsiasi valutazione, a questo punto, è messa in discussione.