E l’Europa entrò nella campagna elettorale Usa, suo malgrado
E finalmente l’Europa entrò nella campagna elettorale americana. Nel modo peggiore possibile. Ci ha pensato Mitt Romney, sfidante repubblicano di Obama, in un comizio a Roanoke in Virginia: «Se siete una grande azienda e state pensando di fare un investimento, vi dovete chiedere, ‘L’America e’ sulla strada della Grecia? Ci stiamo avviando ad entrare in una grande crisi crisi economica come quella che stiamo vedendo in Europa, in Italia e Spagna, e in qualche altra parte del mondo?. Se continuiamo a spendere 1.000 miliardi di dollari in piu’ di quanto entra, l’America di fatto si troverà su questa strada». Ricordare che la grande crisi in cui il mondo si trova avviluppato ha avuto origine negli Stati Uniti e, da lì, ha contagiato il resto del mondo, serve a poco. Se non a sottolineare una volta di più quanto l’Europa sia stata incapace di lavorare unita e in modo tempestivo. Al punto che oggi, oltre ai danni, subisce anche la beffe nella corsa alla Casa Bianca. E alla colpa di avere perso troppo tempo e di non avere evitato che il falò diventasse un incendio continentale, non può che lasciarsi accusare di essere anche causa dei suoi mali. Sbagliando, questo è vero, solo in parte.
Quanto all’Italia è lo stesso Romney che ha paventato l’emigrazione della Jeep verso la Cina o il Belpaese via Marchionne. Insomma, pare che ai vertici del Great Old Party stranamente l’Italia non goda proprio di grande considerazione. Sbaglia Romney? Forse sì, ma solo in parte. Certo ha gioco facile a indicare agli americani quel modello “socialista” all”europea che, nella sua declinazione peggiore cucina insieme sprechi, assitenzialismo e statalismo. Germi che conosciamo bene. Ed ha gioco facile a infilzare Obama l’europeo o, se preferite, l’italiano: ha voluto la Fiat, gli piace Marchionne. Crede che l’assistenza sanitaria per tutti non sia poi così malaccio. E poi, pare, che da ragazzo guidasse anche una Fiat Ritmo. Sbaglia Romney? Forse sì, ma vallo a spiegare al ventre dell’America che da questa parte dell’Atlantico c’è pure chi fa meglio degli States: la Germania, per esempio, ma anche zone di Italia (il centro Nord) che marciano al pari, o più forte, della Baviera. Già, vallo a spiegare a cinque giorni dalle elezioni americane sapendo che ovunque, da che mondo e mondo, si vota col cuore, il portafogli e anche la pancia.