Un anno di Draghi
Euro e rigore. Senza se e senza ma. Un anno fa, il 3 novembre, alla guida della Banca Centrale europea arriva Mario Draghi, governatore — fino a quel momento – della Banca d’Italia. A lui, italiano stimato a livello internazionale – si devono le decisioni più forti che hanno consentito finora all’Europa di allontanarsi un po’ dal baratro. Senza uscire dal mandato della Bce, sfruttando però tutte le possibilità offerte dal mandato stesso, Draghi ha iniziato a cambiare il Dna dell’eurotower avvicinandola un po’ – per quanto consentito – alla Federal Reserve americana. Fermarsi, però, alla tecnicalità del banchiere e alla politica monetaria esercitata con le leve di Francoforte, è riduttivo. A Draghi si devono le parole più forti e nette – tanto da non poter essere fraintese – a difesa del progetto europeo. E’ il 26 luglio di quest’anno. Draghi, a Londra, scandisce: «All’interno del proprio mandato, la Bce è pronta a fare qualunque cosa per preservare l’euro, e credetemi, questo basterà». Senza abbandonare il rigore, senza timori di scontentare — e lo si vedrà – i falchi. La garanzia è lui, la sua credibilità. Il mondo si aspetta la grande battaglia dell’euro e la capitolazione della moneta unica in agosto, non ci sarà. E dalla Bce, Draghi in quattro parole ricementa l’unione: «L’euro è irreversibile». Chi vuole scommettere contro la Banca centrale è libero di farlo, ma — come recita un vecchio proverbio di Borsa americano — non si va mai contro la Fed, contro le banche centrali. E’ quantomeno sconsigliabile.
I passi di Draghi daranno sostanza alle parole e fugheranno i dubbi. Al centro della sua azione c’è un dato: le decisioni di politica monetaria della banca centrale non si trasmettono correttamente – e in modo uniforme – nei paesi memnri. Manca la fiducia in stati come la Spagna e l’Italia, il ballo dello spread ha conseguenze tragiche e spacca l’Europa. I tassi, le iniezioni di liquidità, l’acquisto dei titoli di Stato dei paesi in difficoltà, sono le munizioni che Draghi utilizza in questo anno: la prima riduzione del costo del denaro avviene due giorni dopo l’insediamento ufficiale all’Eurotower. un quarto di punto che rompe la tradizione della politica monetaria seguita dal predecessore Jean Claude Trichet. Un mese dopo, un altro taglio: i tassi scendono all’1%, il minimo storico. Ed è un segnale preciso: la priorità per la Bce è la crescita. A cavallo tra il 2011 e il 2012 vara le operazioni Ltro: aste di liquidita’ in cui la Bce concede un prestito alle banche richiedenti, della durata di 3 anni e con un tasso di interesse agevolato dell’1% annuo. Le due tranche di operazioni avvengono il 22 dicembre 2011, con 523 banche che partecipano all’asta, richiedendo 489,191 miliardi e il 29 febbraio 2012, con 800 banche e 529,53 miliardi richiesti. A settembre la decisione dell Outright Monetary Transactions (Omt), il nuovo piano di acquisto di bond sul mercato secondario. A condizioni rigorose per chi ne fa richiesta. Il 24 ottobre Draghi – al quale il fronte del Nord rigoroso non farà mai mancare le critiche — renderà conto delle sue decisioni davanti al Bundestag: «Le paure infondate sul futuro dell’area euro vanno rimosse. Il solo modo di farlo e’ di creare una credibile rete di protezione contro scenari disastrosi». Lo hanno detto anche molti politici, in questi mesi. Non tutti hanno agito di conseguenza al contrario dell’italiano alla Bce.