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Di Pietro-Berlusconi, un destino in comune

Di lui dicono che “ha una concezione proprietaria del partito”, che “decide tutto da solo”, che “non fa politica, ma lancia slogan”, che “minaccia le istituzioni”, che è “preda del populismo”, che “si circonda di donne”, che “pensa solo ai suoi affari”. E’ questo che i dipietristi ‘pentiti’ dicono di Antonio Di Pietro: esattamente quel che gli antiberlusconiani hanno per quasi un ventennio detto di Silvio Berlusconi, e che i berlusconiani ‘pentiti’ ripetono oggi. Entrambe le categorie, ex dipietristi ed ex berlusconiani, invitano ora il grande Capo, l’indomito Condottiero, il lungimirante Fondatore a “fare il padre nobile”. Modo garbato per dire: fatti più in là, il tuo tempo è scaduto, se prima eri una risorsa ora sei una palla al piede. Si spiega così la parabola di Antonio Di Pietro, si spiega con la parabola di Silvio Berlusconi. Politicamente sono nati insieme, il crepuscolo dell’uno comporta  il crepuscolo dell’altro. Come i Duellanti di Conrad, nel combattersi si sono in fondo tenuti vicendevolmente in vita, essendo la presenza del nemico motivo sufficiente a giustificare la propria. Nessuno dei due si rassegna, però; entrambi mostrano di voler vender carta la pelle, entrambi gridano al complotto. Giudiziario quello di Berlusconi, mediatico quello di Di Pietro. Con due differenze. La prima è che mentre non è affatto chiaro chi potrà occupare gli spazi politici del Cavaliere, chiarissimo è il nome di chi sta mettendo in ombra l’ex pm: Beppe Grillo, che pare intenda pergiunta puntare su un altro pm, più giovane e trandy, Antonio Inroia. Così è la vita. Perché ogni Ventennio ha il suo capopopolo e la forza politica del comico genovese è pari a cinque volte quella dell’uomo dalle manette pulite. Sì che l’abbraccio di Grillo a Di Pietro (“auspico che il prossimo presidente della Repubblica sia lui”) pare un modo per pensionare il leader reclutandone l’elettorato. Obiettivo che Bersani spera invece di perseguire sobillandone gli eletti. La seconda differenza è che l’offensiva giudiziaria ai danni di Berlusconi non è una novità, mentre lo è l’attacco mediatico che da sinistra ha colpito Di Pietro. Che l’ottima Gabanelli abbia messo il suo Report al servizio di un disegno politico appare  inverosimile. Che a livello subliminale abbia scaricato il non più utile (al Pd) Di Pietro è invece possibile. Sono cose che capitano, a sinistra. E’ capitato anche a Gianfranco Fini, portato in gloria dal gruppo l’Espresso finché funzionale alla guerra contro Berlusconi e poi affondato quando ormai irrilevante.