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Quel Robespierre di Beppe Grillo

Di Robespierre, grande e sanguinario capo dei giacobini francesi, il conte Mirabeau disse: «Andrà lontano, perché crede in tutto ciò che dice». Non era un complimento. L’esercizio del dubbio e un po’ di sano distacco anche da se stessi e dalle proprie idee sono gli unici antidoti al fanatismo e alla violenza. Ecco, c’è un po’ di Robespierre in Beppe Grillo. E fa una sgradevole impressione vedere la consigliera comunale bolognese del Movimento 5Stelle Federica Salsi isolata e vilipesa dai suoi stessi compagni d’avventura. Era già accaduto con Giovanni Favia, accadrà ancora con altri. Colpevoli di talk show, o, peggio, di interpretare il Verbo anziché applicarlo pedissequamente. «Falsi rivoluzionari», diceva Robespierre dei suoi compagni più moderati. E perciò ne ghigliottinò a migliaia. Vivesse oggi, anche lui rifiuterebbe le interviste: meglio i proclami. Come Grillo, anche Robespierre voleva «rinnovare la politica». Di più, voleva realizzare «il regno della giustizia». La sua. E via a mozzar teste… La resa dei conti tra rivoluzionari radicali e rivoluzionari moderati è fatale che accada, ma storicamente è sempre avvenuta dopo la presa del potere. Stavolta la precede. E non è un segno di forza, bensì di debolezza. Per chi inneggia alla democrazia, darsi regole democratiche dovrebbe essere il minimo. Robespierre non andò poi così lontano. Finì ghigliottinato anche lui.