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Il sogno infranto di un Pdl forte

L’attenzione di Fini e Casini nei confronti del Pdl di Alfano ci dice due cose. Che i lavori in corso al centro per dar vita ad una lista ‘montiana’ rassicurano poco i loro stessi protagonisti e che c’è una voglia diffusa di interlocutori credibili. Va bene anche il disastrato Pdl. E’ bastato che il segretario osasse contrapporsi a Berlusconi per farlo brillare di luce nuova. Un Pdl forte sarebbe nell’interesse dei molti centristi timorosi di finire schiacciati sul Pd e di tutti coloro che sognano un Monti bis. Si profila invece un Pdl debole. Dopo gli estenuanti stop and go del fondatore, anche le primarie hanno perso appeal. Ci vorrebbero candidati autorevoli e, vista l’aria che tira nel Paese, «nuovi», ma se ce ne fosse uno non ci sarebbe stato bisogno delle primarie: l’avrebbero candidato d’ufficio. In definitiva, le primarie serviranno ad Alfano per rilegittimarsi e al partito per riprendere un minimo di contatto col territorio (lo schema «all’americana», cioè primarie lunghe e su base provinciale, è infatti funzionale alla propaganda). Ma la verità è che le obiezioni di merito mosse da Berlusconi durante l’ultimo vertice erano condivise da tutti. Anche da chi le ha giustamente avversate. Si vive alla giornata: nessuno si aspetta miracoli, tutti considerano un insperato successo aver preso “una decisione” dopo mesi di immobilismo.