Il mostro è vivo. E fa debiti
Il mostro è lì, vivo, vegeto e costoso. Si chiama debito pubblico italiano e – secondo il bollettino statistico di Banca d’Italia – ha aggiornato il recordo sfiorando i duemila miliardi: 1.885,1 miliardi, per l’esattezza, Un aumento di 19,5 miliardi rispetto ad agosto.
L’incremento — secondo via Nazionale — riflette, oltre al fabbisogno del mese (11,6 miliardi), l’aumento delle disponibilita’ liquide del Tesoro, detenute presso la Banca d’Italia e in impieghi della liquidita’, pari a 8,6 miliardi. Nei primi nove mesi dell’anno la crescita del debito (88,4 miliardi riflette il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (61,9 miliardi), l’aumento delle disponibilita’ liquide del Tesoro (21,7 miliardi) e l’emissione di titoli sotto la pari (5,2 miliardi).
Escludendo le erogazioni in favore della Grecia (5 miliardi nel 2011), la quota di competenza dell’Italia dei prestiti erogati dall’European Financial Stability Facility (Efsf – 2,2 miliardi nel 2011 e 17,1 nel 2012) e le misure relative alla Tesoreria unica (che hanno comportato nel 2012 il riversamento nella Tesoreria centrale di 9,0 miliardi da parte degli enti decentrati), conclude Bankitalia, il fabbisogno del 2012 sarebbe in linea con quello del 2011.
Due note, di fronte a incomprensibili reazioni di stupore e a comprensibili reazioni di preoccupazione. La prima, le cifre dimostrano chiaramente che l’Italia è creditore dell’Europa – tanto che paga in termini di debito il contributo al fondo salva Stati – ma viene troppo spesso trattata da debitrice. Monti ha fatto e fa il possibile per dimostrare il contrario, ma se tutti dessero una mano non sarebbe male. La seconda considerazione, prima di azzannare il governo tecnico alla gola, e in vista delle elezioni, è bene ricordare che il mostro della spesa pubblica è vivo. Dice Grilli, ministro del Tesoro: «I conti pubblici italiani di qui al 2014 sono in ordine in maniera permanente. La prima importante forza di riduzione del debito pubblico e’ il bilancio in pareggio. Il deficit e’ in forte riduzione e dal 2013 c’e’ l’equilibrio strutturale. Finche’ non si raggiunge l’equilibrio in termini nominali il debito cresce.
Un buon promemoria per chi si candida a salire a Palazzo Chigi.