Steve Hackett ritrova i Genesis. Con Nik Kershaw!
Può anche essere un disco inutile, eppure a chi come il sottoscritto è malato di Genesis sento di raccomandare ‘Genesis revisited II’ di Steve Hackett. Perché è musica che non stanca mai. E’ musica della nostra vita. Musica epica, favolistica, affascinante, epocale. E nostalgica. In questo doppio disco trovo un difetto che può anche essere un pregio, dipende dai punti di vista: le canzoni che Hackett rilucida sono praticamente identiche alle versioni originali di una quarantina di anni or sono. Giuro identiche, il mellotron che irrompe nello stesso istante, gli stessi arpeggi…. dal punto di vista degli arrangiamenti Hackett non ha toccato nulla, se si eccettua un paio di introduzioni e qualche riff di chitarra decisamente più heavy. Certo, potreste dire voi: allora che bisogno c’è di comprarsi questo disco? Ci teniamo gli originali. Beh, vale la pena di tentare. Perché la musica resta bellissima. Anche se si sente da morire l’assenza di un cantante vero. Ecco, i supplenti scelti da Hackett ti fan capire, una volta di più, che razza di vocalist era Peter Gabriel. Semplicemente insostituibile. Ma questo si sapeva già da prima.
Hackett si appoggia a una manciata di voci, ripescando, ma pensa un po’, Nik Kershaw. Ricordate? Il cantantino mignon degli anni 80, con la capigliatura all’Agassi, gorgheggiava ‘The riddle’, una canzoncina orecchiabile, carina. Poi salta fuori tal Simon Collins, figlio di Phil Collins, un altro che ovviamente fa quel che può. Ma il disco vale. Vale riascoltare ‘Supper’s ready’, ‘Dancing with the moonlit knight’, ‘The musical box’ (non male il carillon iniziale), la poderosa ‘The return of the giant Hogweed’. E’ ovvio che sono questi, i brani dei veri Genesis, a lanciare un colpo al cuore, d’altro canto ricordo che una volta, anni fa quando ero un giornalista vero, intervistai Hackett e lui disse che ‘Selling England by the pound’ era l’album a cui era più legato.
Poi c’è la fase ‘collinsiana’, che comunque vide Hackett protagonista solo in due cd in studio, ‘A trick of the tail’ e ‘Wind and wuthering’ e da quest’ultimo saltan fuori ‘Blood on the rooftops’, bellissima ma veramente bellissima con un intro struggente, e una discreta ‘Afterglow’. Hackett pesca anche dal suo repertorio solista, niente da ‘Spectral mornings’, peccato, ma è sfolgorante la ‘Please don’t touch’ del suo debutto solitario. Ad aprile il nostro eroe porterà l’album in tour in Italia. E vedrete che ci sarà più gente del solito. Perché anche se non c’è Gabriel tutti vogliono abbeverarsi ancora alla fonte di ‘Nursery crime’.