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Crisi Medioriente/ Qui Tel Aviv: “I razzi sulla movida. Tutti in fuga dai ristoranti, le case non sono sicure”.

  TEL AVIV. LA TEL AVIV cosmopolita, pagana e godereccia ha accusato il colpo. I due razzi al-Fajir 5 sparati da Gaza hanno svuotato le discoteche del porto, i ristoranti di Neve Tzedek. «Ma non del tutto», assicura la giornalista e scrittrice Manuela Dviri. «Io per esempio – annota – ero a una festa di compleanno. Dopo le due botte si è continuato a ballare fino a mezzanotte».
 
 MANUELA racconta la barzelletta che circola nell’unica metropoli di Israele. Tel Aviv era ribattezzata la ‘Bolla’, sottinteso ‘di felicità’. Gli abitanti ora ridono così: «Che cos’era l’esplosione? È scoppiata la bolla». In  centro, alle spalle della grande arteria Dizengoff, la vita è ricominciata ieri con cadenze consuete e collaudate, come se il panico di giovedì fosse stato rimosso. «Ma – analizza la Dviri – sotto la calma apparente c’è di tutto. Per i giovani, quelli nati negli anni novanta è uno choc, sono cresciuti nell’illusione che nulla del genere potesse mai accadere. Gli anziani, in particolar modo quelli costretti in carrozzella, sono terrorizzati».
 
MOLTE della metropoli non hanno rifugi e neppure la cosidetta ‘stanza sicura’ senza finestre. «È il mio caso – racconta Manuela – la nostra  abitazione è in un edificio degli anni trenta-quaranta. Fu costruito da ebrei fuggiti dalla Germania, architetti della famosa Bauhaus. Davvero non  saprei dove piazzarmi durante gli allarmi». Senza contare che qualcuno ha già cominciato ad approfittare delle ondate di panico: «Una mia amica aveva un banchetto nel mercatino antiquario nella piazza alle spalle di Dizengoff. Quando è suonata la sirena si sono rifugiati tutti sotto la pensilina di un cinema vicino. Molti hanno avuto la sgradevole sorpresa di non ritrovare tutta la loro merce». La scrittrice ha la sensazione del ‘già visto’: «Non possiamo reggere a lungo. Ci dovrà essere un negoziato». Tel Aviv, la ‘bolla’, è irrimediabilmente ferita.