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Quel razzismo sotterraneo generato dall’ignoranza

Pochi giorni fa, a bordo di un treno Milano-Piacenza, erano sedute vicine a me quattro persone adulte, tre dai tratti europei e una signora di aspetto africano. Il controllore si è rivolto a me e ai primi tre col consueto tono trascinato: «Buongiorno, bigliettiiii». Poco dopo ha strappato il biglietto dalla mano della donna e ha esclamato, senza una parola di saluto: «Questa tariffa non va bene, vuoi fare la furba?!». Da molti anni osservo lo stesso comportamento, sprezzante a priori, con persone immigrate da parte di impiegati delle Poste, delle ferrovie, delle forze dell’ordine, negli ospedali, all’agenzia delle Entrate, nei negozi. Scommetto che molti di questi sono in piazza il primo maggio a rivendicare diritti per tutti dimenticandosi che ciascuno di noi ha in carico anche una quota di doveri, in primis la buona educazione. Mi sembra l’ennesima prova di squallore dell’italica mentalità: sbandierare la retorica durante i riti di piazza comandati e praticare una misera discriminazione quotidiana. La buona educazione, che parte dall’uso del «lei», è un dovere di tutti noi, sia in ruoli pubblici sia in ruoli privati, non è una facoltà subordinata alla provenienza dell’interlocutore, tantomeno al colore della sua pelle.
Lorenzo Buzzetti, da ilgiorno.it

 

QUESTA lettera consente di affrontare il tema della crescita culturale del paese. La buona educazione non è solo forma, ma è sostanza, ovvero contenuto. Come nel caso che lei ricorda, quando ci si rivolge a un’altra persona differenziando l’approccio, utilizzando modi bruschi o un gergo inappropriato, soprattutto quando indossiamo una divisa, siamo razzisti e contribuiamo ad alimentare il clima di odio nei confronti di chi viene considerato diverso, mentre è semplicemente uno di noi. Non si vuole gettare la croce sui controllori delle ferrovie (che tra l’altro più di molti altri ogni giorno devono affrontare situazioni difficili), ma denunciare un clima generalizzato di insensibile inciviltà. È importante ribadirlo, ripeterlo perché solo attraverso il buon esempio e sottolineando l’importanza dei piccoli gesti quotidiani possiamo pensare di arrivare a una società emancipata.
ugo.cennamo@ilgiorno.net