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Crisi Medioriente/”Figlio mio, la tua guerra è per la Vita”. Lettera di un padre israeliano al suo ragazzo sul fronte a Gaza. Il dolore e l’orgoglio di una umanità ferita

QUESTA è la lettera di un padre israeliano al figlio paracadutista schierato sui confini della Striscia di Gaza durante l’ultimo conflitto. E’ uno spaccato a carne viva degli umori, delle paure, del dolore e delle speranze di chi vive in Israele, un fazzoletto di territorio più piccolo della Sicilia da sempre circondato da nemici o da Paesi, come la Giordania e l’Egitto, formalmente in pace, ma abitati da una maggioranza di cittadini ostili all’esistenza di uno stato ebraico nella regione. Per questo motivo a 18 anni gli uomini israeliani debbono prestare servizio militare per tre anni e le donne per due. Nella lettera affiora l’eco delle polemiche interne per l’alto tasso di evasione di questo obbligo, che nel 2007 arrivò all’impressionante livello del 25 per cento per i maschi e del 43 per cento per le femmine. Le parole di Ricardo Lapin, il padre del paracadutista Shahar, spiegano in maniera per nulla retorica le ragioni di chi presta un figlio alla difesa dell’unico stato ebraico del mondo.
Lettera a mio figlio
 paracadutista
 18/11/2012
 CARO SHAHAR:
 Ti scrivo mentre milioni di persone corrono tra sirene e missili ai rifugi, e migliaia non possono uscire dai rifugi e debbono starci perennemente perché non ce la fanno a correre, come i tuoi nonni Haim e Maty nel kibbutz
 “Nahal Oz”. So che ti trovi da qualche parte nel sud del paese, non lontano  da Gaza e, come tutta la nazione, stai aspettando che i politici decidano se  l’esercito debba entrare a Gaza o meno. In questi momenti ti dico che non
solo a casa siamo molto orgogliosi di te, ma voglio che tu sappia che sei nel posto giusto a fare la cosa giusta nel momento giusto, per pericoloso che sia. Non solo i tuoi compagni di unità, ma una intera nazione si trova con voi, ricchi e poveri, architetti e camionisti, gente di città e di kibbutz, laici e religiosi. E’ chiaro che ci sono ragazzi che non si sono
 presentati volontari fra i paracadutisti o in altre unità di combattimento, oppure che si sono fatti riformare, questo c’è sempre stato… dal 1948 ad oggi, e continuerà ad esserci. Chi non viene disturbato dal fatto che il figlio del vicino cerca di fare il meno possibile e che lui e la sua famiglia continuano la loro vita di routine, di studi e di lavoro? Mi auguro che possano essere felici così. Io non desidero giudicarli né tantomeno attaccarli. Ho imparato che nella vita molti fanno quello che possono, e non quello che vogliono, e che nella vita ogni atteggiamento e ogni decisione hanno un prezzo, anche se spesso si paga più avanti.
 Voglio dirti che fra i molti ruoli che la vita ci riserva, alcuni ci sono imposti e altri vengono scelti, però di tutte le scelte, essere un difensore  della comunità, e garantire il sogno di anziani, donne e bambini, (cioè  essere “Shomer di Israele” – come è scritto nella Bibbia “Guardiano di  Israele”), custode del proprio popolo, è un privilegio e un diritto, e non  esiste compito superiore a questo dal punto di vista etico.L’insegnamento di una maestra è importante ed è essenziale, fare il vigile del fuoco vuol dire salvare la vita, ma difendere la vita del proprio popolo è un privilegio.
  HO INCONTRATO  persone che mi dicevano che era irresponsabile far crescere i propri figli qui in Israele: essi spendono oggi la loro vita vivendo in una diaspora in minoranza e vittime dell’antisemitismo, ma noi non siamo né militaristi né irresponsabili: è l’esatto opposto! Oggi abbiamo un nemico che non è il popolo palestinese, ma una tirannia dittatoriale chiamata Hamas, un’organizzazione che educa all’odio e diffonde il culto della morte. Per paradossale che sia, è chiaro per noi che ne abbiamo fatto parte, che il nostro esercito uccide solo quando non vi è ulteriore rimedio, e per salvare vite umane. Che parlino i cretini i cinici e i moderni antisemiti a loro piacimento, il popolo e i valori etici e morali di Israele sono stati sempre nemici di dittature, tirannie e schiavizzatori. E’ dai remoti tempi dell’ Impero Faraonico o quello antico Romano, attraverso l’Inquisizione e i nazisti che le vicende vengono falsificate…  ma la storia e la verità sono nostri alleati.   SEI MESI  fa abbiamo sepolto tua nonna, e anche tu sei stato testimone di  quanto l’Olocausto ha rovinato la sua infanzia e ha segnato tutta la sua  vita, il suo corpo, i suoi sogni. Ma verso la fine, ridotta oramai a metà  del suo corpo, tra indescrivibili dolori e lamentele in diverse lingue, in  un momento di lucidità, ha iniziato a cantare. Poi il dolore è tornato a rattristirla, però perché cantare in quello stato? Perché durante quel  momento di lucidità ha capito di essere ancora viva, e la vita, con tutta la  sua sofferenza possibile, è un dono e un miracolo insuperabile, se vi è  qualcosa di sacro su questa terra è la Vita.
 
 QUESTA è l’eredità che ti ha lasciato tua nonna Mania, ma è l’eredità anche  di questa terra. «Chi salva una vita, salva il mondo intero, l’universo» è scritto nei nostri scritti. Loro celebrano la Morte e noi la Vita, anche se talvolta la perdiamo o ci tocca uccidere per la Vita. Pertanto le ideologie sono qui un po’ superflue. Né discorsi incendiari e neppure demagogia  patriottica, questa è una disputa tra due concezioni del mondo. Una si  inchina alla vita, e l’altra celebra la morte.Tutti pensano allo stesso modo, odiano ugualmente, e volentieri si fanno saltare (o fanno saltare le
 loro famiglie), per volontà di un Dio tenebroso, o almeno questo è il  discorso della loro leadership. (Leadership che tra l’altro invia altri a morire, rimanendo sempre ben al sicuro e nascosta: cosa che dice molto su questa ideologia).
  TI INVIO  il mio forte abbraccio, so che hai momenti di angoscia e di disperazione, di immagini impossibili e tragedie che ci tocca vivere a  volte, ma questo è il destino di un “Shomer di Israele’’, e aggiungo che si  tratta di un tradizione nella tua famiglia da generazioni. Invoco migliori tempi per te e i tuoi giovani compagni combattenti, “Sale della Terra” (nota del traduttore: La creme del popolo), di questa terra, e di questo popolo, e
 auguro a tutti i soldati di tornare alle loro case e famiglie sani e salvi. Una nazione intera li guarda e li ammira.
 Un popolo e una intera nazione anela e aspira a uscire dai rifugi e celebrare la vita!
 Tuo padre
 Ricardo Lapin