I disoccupati d’Europa
Disoccupati, precari, lavoratori part time. Un italiano su tre rientra in una di queste categorie. Lo rivela l’Istat che, nel consueto rapporto sul mondo del lavoro, aggiunge anche un altro elemento sul quale riflettere: in Europa un quarto dei disoccupati è italiano. Senza contare che il numero si espanderebbe in modo sensibile se si avesse un’idea realistica dei clandestini che affollano il Paese (non solo il nostro). Non bastasse, nel 2013 è annunciato un ulteriore peggioramento della situazione. Nel frattempo i sindacati accusano il governo, i ministri tecnici chiamano in causa i loro predecessori, mentre i leader politici del vecchio e del nuovo corso fanno orecchie da mercante e auspicano un ritorno alla politica. Chi se la vede peggio sono i giovani, gli under 30, il cui destino è costellato da molte incognite e poche certezze. Da qui nasce il malessere e la spinta a indirizzarsi verso quella sponda che i partiti tradizionali liquidano come antipolitica. Su un punto Beppe Grillo non sbaglia: il Movimento 5 stelle è riuscito in parte a mitigare la rabbia di chi potrebbe presto, se non si trovassero rimedi, scendere in piazza e infiammare le città.