Carta stampata, tv e … poche donne
Cronache da un altro Paese, che ci piacerebbe rappresentassero un esempio anche per noi. Nella non poi tanto lontana Gran Bretagna la commissione Leveson ha condensato in 2000 pagine l’atteggiamento della stampa quotidiana e periodica nei confronti delle donne e ne è scaturito un quadro francamente disarmante in uno Stato che, diversamente dal nostro, ha per la televisione e soprattutto nei luoghi di lavoro un’ inappuntabile legge antidicriminatoria. (Per intendersi nulla in Gb è neppure lontanamente paragonabile allo sconcio che si vede sulla televisione italiana, pubblica o a pagamento).
Ebbene, per due settimane 11 giornali britannici sono stati messi sotto stretta osservazione con un monitoraggio che ha preso in considerazione articoli e materiale fotografico arrivando a stendere un impietoso bilancio: la maggior parte delle volte le donne sono rappresentate semplicemente come oggetti sessuali. E probabilmente non poteva che essere così se il direttore del Sun Dominic Mahan ritiene che le tette al vento e le donne nude sono “una innocua tradizione britannica” sistemata a pagina 3.
Non basta: il rapporto dice anche che le donne rispecchiano sempre uno stereotipo, sono solo mogli o madri di qualcuno. Ancora: le donne appaiono in ruoli passivi, molto spesso vittime di violenza. E quando si tratta di parlare (poco) di loro si fanno immancabilmente riferimenti non coerenti con il fatto che si vuole raccontare: e qui l’aspetto fisico è sempre in primo piano, troppo magre, troppo grasse, troppe vecchie, troppo giovani. Kate e sua sorella Pippa insomma non bastano a riscattare l’assenza delle donne sui giornali inglesi e anche il modo con cui le vicende della duchessa di Cambridge sono raccontate rasenta in molti casi la volgarità e il doppio senso.
Non stanno meglio le donne neppure se sono le protagoniste dei giornali se è vero come è vero che sulle prime pagine i tre quarti degli articoli sono scritti da uomini.
Quali spunti tratte da una simile indagine? Che anche da noi sarebbe utile una scientifica disanima, ma cominciando ovviamente dalla televisione: è lì infatti che lo scempio raggiunge il culmine. È lì che, fra un balletto volgare e una insulsa velina, si compie una vera infamia.
laura,.fasano@ilgiorno.net