Quei Tre Allegri Ragazzi (tutt’altro che) Morti
E sono sette. 1994, Silvio Berlusconi stava per diventare per la prima volta presidente del Consiglio e loro uscivano con il primo disco “Piccolo intervento a vivo”. Con un gioiellino: la cover di un pezzo dei Cccp. Quasi vent’anni dopo Berlusconi minaccia di candidarsi e loro sfornano il settimo disco. Niente promesse, tante certezze, ascoltando “Nel giardino dei fantasmi”. I fantasmi saranno altri, quelli che magari popolano le stanze del potere, non loro. Loro, i Tre Allegri Ragazzi Morti non sono da rottamare. Da qui in poi li chiameremo con il loro acronimo Tarm. Un marchio di fabbrica che non produce prodotti in serie, ognuno uguale a se stesso. E l’ultimo disco ne è una dimostrazione. Come d’altronde quello precedente dove viravano su ritmi in levare tra reggae e dub. Il punk degli inizi è un ricordo. Ma non per questo non sono da ascoltare. Anzi, si ascoltano anche meglio di prima. E riflettendo su questo ventennio così disastroso per il nostro paese, forse da salvare ci sono proprio esperienze come quella dei Tarm. Non solo per la tenuta. Ma per altri aspetti che meritano di essere sottolineati. Negli anni Novanta la scena musicale italiana ha battuto più di un colpo e ha convinto molti ad autoprodursi, rinunciando spesso al cantato inglese e sfruttando la bellezza della nostra lingua. Ma ha creato anche tutto un mondo pieno di professionalità che vive e che dà comunque lavoro. Non promesse, anche in questo caso, ma certezze. Un esempio: domani i Tre Allegri Ragazzi Morti presenteranno, in anteprima, il loro disco a “La Tempesta al Rivolta”, evento che si tiene al Rivolta di Marghera. E la Tempesta, casa discografica (anche se lì a Pordenone preferiscono definirsi un collettivo di artisti) dei Tre Allegri Ragazzi Morti (ma anche de Il Teatro degli Orrori, Massimo Volume etc etc), l’organizzatrice della serata, è una di queste certezze. Fondata nel 2000 da Enrico Molteni, bassista dei Tarm, è l’espressione migliore della scena indipendente italiana: dischi, concerti (e quindi booking) ed eventi come quello di domani. Autogestione ed autoproduzione. Ecco magari dodici anni fa non l’avrebbero chiamata start up, ma anche senza il vocabolo alla moda, resta un esempio da seguire. Tornando ai Tarm, è fin troppo facile giocare con il loro nome, soprattutto dopo l’ultimo disco con canzoni così orecchiabili, suonate decisamente bene, e che mettono un po’ di allegria in un finale d’anno decisamente triste. La crisi, espressiva e non solo, non abita a casa di Toffolo (il cantante) e soci. Tre Allegri Ragazzi (tutt’altro che) Morti. I fantasmi e i morti viventi sono altrove.